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lunedì 13 aprile 2015

nota su ASI - APPEA


Come riportato dai media, la Provincia di Brindisi, oltre la giusta “insofferenza” evidenziata dal Comune di Ostuni in merito alla gestione dell’area industriale affidata al Consorzio ASI, ha deciso di uscire dal Consorzio stesso che, sostanzialmente, rappresenta oggi un inutile orpello per le aziende insediate e per la stessa programmazione dei territori comunali, spesso impedita dalla presenza di strumenti di pianificazione dell’ASI differenti rispetto alle necessità di gestire il territorio e dannosi per le stesse aziende.
Fin dal 2010 Legambiente ha sollecitato la Regione Puglia al ripristino di una normativa regionale (L.R. 2/2002) che prevedeva, in ottemperanza al D.Lgs 112/98 (Decreto Bersani), la costituzione nelle aree industriali di un’Area Produttiva Ecologicamente Attrezzata (APEA); infatti, la L.R. n. 2/2002, demandava ai Comuni che intendessero realizzare Aree produttive ecologicamente attrezzate”, tutte le funzioni amministrative e gestionali delle aree industriali, prevedendo, inoltre, l’abolizione degli allora Consorzi SISRI e l’immediato commissariamento.
Nessuno dei comuni appartenenti all’allora Consorzio SISRI (Brindisi, Ostuni, Fasano e Francavilla Fontana) ha ottemperato alla possibilità offerta dalla Regione; ciò fino all’emanazione della L.R. 2/2007 con la quale la Regione regolava “l’Ordinamento dei Consorzi per lo sviluppo industriale, identificati nelle 5 province pugliesi, eliminava i commissariamenti effettuati ed abrogava la precedente L.R. 2/2002.
Di fatto impediva la costituzione delle A.P.E.A., mantenendo la gestione “politica” di un Ente economico, denominandolo “Consorzio ASI”.
Vi era, quindi, da parte della Regione un’evidente inottemperanza rispetto al Decreto Bersani (D.Lgs 112/1998) che demandava alle Regioni la costituzione delle APEA.
Le Aree Produttive Ecologicamente Attrezzate (APEA) rappresentano, infatti, la migliore garanzia per superare le attuali difficoltà, attraverso la costruzione di nuove “reti di impresa”, territoriali e tematiche; in tale contesto le APEA rappresentano (come avviene in molte altre Regioni) un modello innovativo ed efficace di supporto alla produzione, alla competitività e all’innovazione; in definitiva: ottimizzare i processi produttivi “core”, esternalizzare i processi “no core”, risparmiare migliorando l’assetto gestionale e quello di impatto ambientale, ecc. il tutto per recuperare competitività.
Legambiente ha molto insistito perché la normativa regionale fosse adeguata a quella nazionale in merito alla realizzazione delle APEA (non ultimo il Convegno tenutosi nella sala Consiliare della Regione il 27 giugno 2013 dal titolo “ Anche in Puglia è tempo di A.P.E.A.” ed il recente Convegno di Legambiente del 20/02/2015 in Brindisi) e la Regione Puglia ha compensato le mancanze normative fornendo, finalmente, uno strumento attuativo.
Infatti la Regione ha approvato e pubblicato (Burp del 23/03/2015) il Piano Paesaggistico Territoriale Regionale” (P.P.T.R.) e nell’obiettivo generale n. 11 prevede la realizzazione di “Aree Produttive Paesaggisticamente ed Ecologicamente Attrezzate (A.P.P.E.A.); in sostanza, la Regione aggiunge solo il termine “Paesaggisticamente” alla consolidata APEA in quanto le attuali aree produttive presentano forti criticità ambientali, di edilizia, di urbanistica e paesaggistica.
La Regione, con il PPTR (Piano Paesaggistico Territoriale Regionale) affronta il problema delle strutture produttive sul territorio ponendosi l’obiettivo di ridurre le criticità e producendo delle “Linee Guida” per le aree produttive paesaggisticamente ed ecologicamente attrezzabili (APPEA) che costituiscono un’evoluzione inclusiva dei temi paesaggistici, della qualità edilizia e dei temi della produzione energetica delle tradizionali APEA.
Oggi è quindi possibile svincolarsi dal “Consorzio ASI” attraverso la costituzione di un’APPEA.
In definitiva, il percorso da seguire per rendersi autonomi e realizzare sul proprio territorio una APPEA, con il diretto coinvolgimento delle aziende insediate, passa attraverso la redazione, da parte del Comune del Piano per la riconversione delle aree produttive che dovrà essere sviluppato seguendo le apposite “Linee Guida” regionali.
Legambiente, quindi, con questa e con altre azioni che sono in fase di preparazione, intende sollecitare, come ha correttamente fatto la Provincia, i Comuni appartenenti al Consorzio ASI a ridurre la spesa pubblica e ad essere artefici del “governo” del proprio territorio, rendendo realmente protagoniste le aziende insediate, attraverso le forme giuridiche consentite, di recuperare competitività e crescita anche attraverso i canoni della “green economy”.
Legambiente ritiene sia necessario ridurre al massimo la gestione “politica” di quegli Enti Economici che, in quanto totalmente svincolati dagli Enti elettivamente costituiti, rappresentano un reale freno alla “governace” del territorio da parte di chi ne ha titolo ed impediscono lo snellimento delle procedure di gestione, a danno delle aziende insediate, rallentandone e/o impedendone quello sviluppo al quale le stesse aziende ambiscono.
Legambiente Brindisi

giovedì 17 luglio 2014

PATTO DEI SINDACI: OCCASIONE PERDUTA?


Si è svolto l'incontro in cui la società Ernst & Young ha chiesto la partecipazione alla costruzione del “Patto dei Sindaci per le città sostenibili in Europa” nell'Area vasta Brindisina.
Erano quasi completamente assenti gli stakeholders invitati ed i rappresentanti politici ed istituzionali. Nell'incontro Legambiente ha ribadito le critiche per la mancata consultazione preventiva sull'impostazione e sull'affidamento dei lavori, ricordando, fra l'altro, che l'adesione al Patto dei Sindaci, come d'altronde l'atto formalizzato più di due anni fa dal Commissario prefettizio dimostra, è impegnativa per i singoli Comuni firmatari dell'impresa e non per organismi di raccordo quale l'Area Vasta.
 La realizzazione dell'inventario delle emissioni e del “Piano d'azione per l'energia sostenibile” (PAES), oltre al successivo Piano Energetico Comunale (PEC), gia previsto dalla L. 10/1991, non possono che essere riferite alle singole città aderenti, in considerazione delle specifiche tipicità e criticità e degli indicatori che  rappresentano gli ecosistemi urbani e gli impatti su di essi; non esiste quindi un “pensiero unico” a cui richiamarsi nell'Area Vasta brindisina e, in particolare, non ha alcun senso comune e scientifico un PAES su Brindisi che non analizzi in modo integrato città, porto e area industriale, contrariamente a quanto affermato da Ernst & Young che esclude dall'inventario delle emissioni qualsiasi lettura integrata con i grandi impianti; è evidente che per l’area di Brindisi, ad esclusione dei 7 grandi impianti inseriti nella normativa ETS (ENEL, Edipower, ecc.) ve ne sono molti altri che vanno necessariamente inseriti nel “Piano Territoriale” del comune di Brindisi, previsto nel “Patto dei Sindaci”.
I dati da riportare nell'inventario sono ampiamente disponibili preso l'ARPA e comunque consultabili in rete, così come quelli sui consumi energetici, ma il lavoro da compiere per il Patto dei Sindaci è altra cosa.
È bene ricordare che la base fondante del Patto dei Sindaci è il documento “Energia per un mondo che cambia”, approvato dall'Unione Europea il 9/3/2007: in esso si fissano gli obiettivi della riduzione di CO2 del 20% e dei consumi energetici del 20% grazie ad efficientamento e risparmio, con il 20% dei consumi di energia elettrica da coprire con le fonti rinnovabili. Tali obbiettivi vengono portati all'80% nel “Energy road map” al 2050.
Altro fondamento del Patto dei Sindaci” e della “Carta di Lipsia” era la “Carta di Aalborg”, sulla cui base sono state redatte le “Agende 21”, anche a Brindisi, ma di tale indispensabile strumento conoscitivo non c'è traccia nella documentazione presentata da “Ernst & Young” (come, d'altronde, del progetto POMA e del Piano di risanamento dell'Area ad elevato rischio di crisi ambientale, rispetto alla quale soltanto avrebbe potuto essere giustificata la forzatura di allargare le competenze ad un'Area vasta).
Va anche ricordato ciò che è previsto nel Protocollo di Kyoto, da cui sono scaturiti Decreti, quale quello del Governo italiano del 2006, che impongono, contrariamente da quanto affermato da Ernst & Young, obiettivi di riduzione delle emissioni di CO2 per singola fonte, avendo come riferimento i valori registrati nel 1990.
L'Unione Europea, nel fissare gli obiettivi al 2020 ed al 2050, non ha minimamente pensato di parcellizzare inventario delle emissioni ed impegni per la riduzione di esse e dei consumi per singoli comparti, tanto è vero che a tali obbiettivi sono strettamente connessi quello di ridurre sensibilmente le produzioni elettriche da impianti termoelettrici che abbiano come combustibili petrolio, carbone e gas e di portare l'incidenza delle fonti rinnovabili fino all'80%.
Come si può pensare di rendere credibile un inventario delle emissioni ed il PAES per Brindisi se nell'impostazione e nel lavoro fino ad ora condotto, si prescinde dalla analisi emissiva massica degli impianti esistenti (Sfir, Fiat Avio, Aventis, ecc.) e comunque essenziali ai fini del raggiungimento degli obiettivi di riduzione e necessari per una pianificazione territoriale in una visione integrata Città-Porto-Area industriale?
Quando ha deciso il Comune di Brindisi, che ha formalizzato la propria adesione al Patto dei Sindaci nel 2012, di abdicare dai propri diritti-doveri per affidare i propri compiti all'Area Vasta brindisina?
Sfugge forse che tutta la documentazione da trasmettere deve avere l’avallo del Consiglio Comunale che, se pur assente, nel periodo di commissariamento, deve oggi ratificare le attività e le procedure da seguire per il Patto.
Legambiente fa pressante appello al Comune di Brindisi, alle forze politiche e sociali ed a tutti gli stakeholders interessati, affinché, leggendo attentamente disposizioni, obblighi (compreso quelli temporali fino ad ora non rispettati) e soprattutto opportunità contenute nel “Patto dei Sindaci per le città sostenibili in Europa” si faccia in modo che sia il Comune di Brindisi ad appropriarsi del proprio ruolo e rediga l'inventario delle emissioni ed il PAES sulla base dei dati, delle analisi e della prospettazione degli obiettivi su Città-Porto-Area Industriale ed acceda, grazie ad un Piano credibile, agli ingenti finanziamenti che la UE mette a disposizione in via prioritaria per i Sindaci che rispettino quanto disposto nel Patto richiamato.

                                                           Direttivo Legambiente Brindisi Circolo “T. Di Giulio”

giovedì 8 maggio 2014

Lungomare e SNIM 2014

Lo SNIM 2014 si è concluso con un bilancio di presenze senz'altro positivo.
Tuttavia, anche per porre le condizioni per un'organizzazione più efficiente, è necessario riflettere su alcune criticità emerse, sia per quel che riguarda la localizzazione definitiva dell'evento sia per gravi lacune che riguardano le infrastrutture e i servizi messi a disposizione del Salone nautico.
Avremo modo di richiamare l'attenzione sull'opportunità di ricollocare il Salone in spazi più idonei per l'esposizione, garantendo agli operatori del settore di intrattenere i loro rapporti in condizioni di migliore funzionalità, ma in questa sede ci preme evidenziare l'inaccettabile situazione venutasi a creare per l'assenza di adeguate forniture elettriche per l'intero SNIM.
I lavori di ristrutturazione del lungomare, rispetto ai quali abbiamo più volte evidenziato la crescita dei costi ed il "tombamento" dell'area archeologica venuta alla luce (i cui reperti recuperati avrebbero dovuto essere musealizzati), necessariamente dovevano comportare la creazione di una centralina di distribuzione per colonnine di alimentazione lungo la banchina del lungomare tali da erogare servizi a tutte le potenziali utenze. Durante lo svolgimento dello SNIM  si è dovuto ricorrere a quattro generatori alimentati da motori diesel che, oltre a comportare costi aggiuntivi per gli organizzatori, rappresentano un'intollerabile impatto ambientale e sonoro. Le navi crociera che arriveranno nel porto e qualsiasi altra imbarcazione dovranno ancora usufruire di impattanti generatori autonomi o messi a disposizione con rischiosi mezzi di fortuna? Come è possibile che i costosi lavori eseguiti su Lungomare Regina Margherita o quelli realizzati nel porto medio non abbiano creato un così essenziale servizio contravvenendo a norme internazionalmente disposte in tutti i porti?
Legambiente non a caso ha collegato la proposta del distretto tecnologico dell'energia rinnovabile, da collocare nell'area oggi occupata dalla centrale termoelettrica Brindisi Nord, anche alla fornitura di un così essenziale servizio per l'intero porto. Nell'immediato attendiamo la realizzazione della centralina suddetta e conseguentemente dell'alimentazione adeguata delle colonnine e dei segnapasso luminosi lungo la banchina, riservandoci ogni e qualsiasi altra azione dovesse rendersi necessaria in caso di silenzio da parte della pubblica Amministrazione.


mercoledì 19 marzo 2014

CONSIGLIO MONOTEMATICO: UNA TRAGICA FARSA!
Quando, sei mesi fa, fu chiesta la convocazione di un consiglio monotematico sul polo energetico dicemmo che, ricordando la lunga serie di simili appuntamenti infruttuosi, il rischio era quello di fare passerella e di produrre un ordine del giorno formalmente inefficace.
La realtà, come spesso accade in politica, va oltre le peggiori previsioni: sei lunghi mesi non sono serviti a trovare una posizione unitaria e, perfino posizioni ufficializzate, quali quelle relative alla chiusura della centrale termoelettrica Brindisi Nord contenute nel documento programmatico del centrosinistra ed in dichiarazioni ripetute di esponenti di primo piano del PD, sono state rinnegate dal voto su un documento, francamente sconcertante, che ha lo scopo di tenere in piedi la maggioranza.
Come si fa a sostenere che la materia va “approfondita” mentre è in corso la procedura VIA sul progetto di co-combustione di carbone e CSS presentato da Edipower–A2A, procedimento che, nell’assenza inquietante dell’Amministrazione Comunale, potrebbe presto chiudersi con il riconoscimento del giudizio di compatibilità ambientale positivo?
È assordante il quasi silenzio generale di consiglieri sul mancato invio delle osservazioni del Comune di Brindisi nell’ambito della VIA in corso o sulla scappatoia della richiesta di convocazione di una conferenza di servizi regionale (ricordate il grandissimo clamore delle audizioni sul gasdotto TAP?): ricordiamo che soltanto Legambiente e l’Amministrazione Provinciale (forse perché guidata da un Commissario Prefettizio non condizionato dai giochi politici locali?) hanno inviato osservazioni e che si potrebbe giungere rapidamente ad una conferenza decisoria a Roma.
È paradossale che siano discussi e bocciati ordini del giorno su bonifiche, strumenti di monitoraggio ed epidemiologici in campo ambientale e sanitario e ricorso a programmi di finanziamento europei e che nessuno abbia rilevato il mancato rispetto del principale strumento di pianificazione e di  accesso prioritario (disposto nelle norme comunitarie) che è il Patto dei Sindaci per l’energia sostenibile in Europa, nel quale erano prescritti il Registro delle emissioni ed il Piano d’azione per l’energia sostenibile.
Abbiamo assistito ad una nuova tragica farsa che offende la dignità dell’intera comunità e, in primo luogo, quella dei lavoratori ai quali si continua a far credere che i loro diritti siano in contrasto con quelli alla salute ed all’ambiente. Ad essi ricordiamo le vicende di EVC e di Dow Chemical che, come potrebbe accadere ora, hanno potuto “tranquillamente” fuggire da Brindisi non rispondendo del danno ambientale, non bonificando l’area occupata dagli impianti e mettendo in mezzo alla strada i lavoratori. Anche pensando ai risvolti occupazionali noi continueremo a portare avanti la proposta di Distretto tecnologico dell’energia rinnovabile nell’area occupata dalla centrale Brindisi Nord, di un ulteriore impianto termodinamico nel petrolchimico e di alternative “smart” rispetto all’attuale produzione chimica, quali punti nodali, accanto alla bonifica dell’area S.I.N., della costruzione di quell’Area Produttiva Ecologicamente Attrezzata (APEA) più volte dettagliatamente descritta e recepita anche nel Piano paesaggistico regionale. Continueremo anche ad indicare nuove opportunità offerte da disposizioni di legge e programmi comunitari e (purtroppo ne siamo convinti) a denunciare il mancato ricorso istituzionale a tali risorse.
Lo faremo perché la tanta gente che ci ha seguito nella lunga lotta contro il terminal di rigassificazione ci trasmette ancora l’ottimismo della volontà che si contrappone a quel crescente pessimismo che il quadro politico-istituzionale locale stimola sempre più.



lunedì 3 marzo 2014

COMUNICATO STAMPA
Consiglio comunale e questione energetica: continui rinvii per non decidere!
Il Consiglio Comunale monotematico sul polo energetico è stato, ancora una volta, rinviato al 17 marzo e caratterizzato da atteggiamenti “politichesi” che si concretizzano nella “cauta disponibilità” all’apertura nei confronti di Edipower–A2A.
Non è ancora chiaro alla politica che le posizioni istituzionali sugli “insediamenti” si esprimono attraverso la “partecipazione” alle procedure autorizzative e non in incontri con le aziende.
Dal sito del Ministero dell’Ambiente e relativamente alla procedura di VIA, associata all’AIA già ottenuta da parte della Edipower-A2A, le uniche due “osservazioni” presentate al progetto di utilizzo in co-combustione di CSS-combustibile e carbone, sono quelle nostre, di Legambiente e quelle della Provincia.
Il Comune non ha espresso alcun parere (sic!) e quindi, nel procedimento in corso, non ha garantito alcuna rappresentanza nella tutela ambientale del territorio e dei Cittadini; ci chiediamo se, a tal riguardo, siamo di fronte ad una scelta politica o ad “omissioni” tecniche da sanzionare.
La Provincia, invece, nelle proprie “osservazioni”, oltre a richiedere integrazioni, ha espresso anche una chiara volontà politica contro il progetto, attraverso riferimenti normativi nazionali e regionali che ne impediscono la realizzazione. 
 Continuiamo a ritenere che, vista l’importanza degli argomenti in discussione, il polo energetico richieda una seduta consiliare distinta rispetto a chimica e bonifiche, ma apprezziamo l’attenzione riservata, in particolare nel centrodestra, al Report di Legambiente sui Siti di Interesse Nazionale e, quindi, su quello di Brindisi: bonifiche, Area Produttiva Ecologicamente Attrezzata (APEA) ed alternative green e smart rispetto alla non più praticabile ed inquinante “politica delle megaopere” saranno oggetto di riflessione e di proposte in un convegno che si svolgerà fra poco più di un mese.
Ricordiamo a tutti i consiglieri comunali ed al Sindaco, dal quale attendiamo risposte alle richieste fattegli pervenire, che sono scaduti i termini per redigere il Registro delle emissioni ed il Piano di azione per l’energia sostenibile nelle città europee firmatarie del Patto dei Sindaci: le risposte che chiediamo sono ben più importanti dei tentativi di concordare un Ordine del giorno di nessuna efficacia formale!
Uno dei punti di contrasto fra i gruppi politici è stata la posizione sulla centrale termoelettrica Brindisi Nord  e sul futuro dei lavoratori Edipower.
Legambiente ha da tempo formulato una sua articolata proposta che puntualizzerà nel convegno citato e che, come le altre, per evitare di fare chiacchiere, presupponeva che Regione e Comune, anche per avere più forza, fossero riuscite a bloccare con le proprie osservazioni, un positivo giudizio di compatibilità ambientale nella VIA sul progetto di co-combustione. La proposta prevede di coinvolgere i lavoratori e la società Edipower–A2A nello smantellamento dell’impianto (è anche a carico della stessa la bonifica del sito) e nella realizzazione di un Distretto tecnologico dell’energia rinnovabile che veda un  settore di ricerca (facendo in esso confluire i tanti soggetti del territorio, e non solo, che conducono studi e sperimentazioni avanzate anche con il ricorso a nanotecnologie), un settore destinato all’assistenza tecnica ed alla commercializzazione nel campo delle fonti rinnovabili e dell’efficienza e del risparmio energetico, ed un impianto solare termodinamico da porre al servizio del porto e degli insediamenti civili vicini. Si propone di costruire un altro impianto termodinamico, previa verifica della effettiva disponibilità e titolarità dei suoli, nell’area del petrolchimico al posto di quello fotovoltaico mai realizzato.
A tal proposito si annuncia la richiesta, ai fini di legge, di quali siano i suoli pubblici, già caratterizzati ed autorizzati all’uso consentito dal Ministero dell’Ambiente, per rendere completa l’opportunità da offrire agli investitori. 

Questo ultimo impianto, da realizzare all’interno del petrolchimico (suoli ex EVC) povrebbe fornire energia elettrica alle imprese della zona industriale senza ricorrere a contrattazioni al ribasso, sui costi di fornitura in rete, ma come primo passo della realizzazione di quell’Area Produttiva Ecologicamente Attrezzata (APEA) che, sulla base dei principi e degli obiettivi di smart economy, veda le imprese insediate  protagoniste della gestione della politica industriale sostenibile e non dissipatrici di risorse territoriali o utilizzatrici di servizi non sempre efficienti.

giovedì 6 febbraio 2014

COMUNICATO STAMPA
Apprendiamo dell’esito dell’incontro fra Amministrazione Comunale e Sindacati svoltosi questa mattina sulla questione energetica a Brindisi. Prendendo atto delle dichiarazioni dei lavoratori, Legambiente, da sempre a difesa di lavoratori, salute ed ambiente, ricorda che i problemi ambientali,  sociali ed economici dipendono esclusivamente dalla gestione maldestra tenuta da Edipower. Le questioni ambientali e lavorative legate alla centrale Brindisi Nord sono state discusse nel convegno dello scorso 5 aprile “Proposte per una economia sostenibile”, durante il quale Legambiente ha avanzato una proposta seria e scientificamente testata di riconversione della centrale Brindisi Nord ad alimentazione termodinamica, che, all’interno di un Distretto dell’energia rinnovabile, consentirebbe ai lavoratori di rimanere all’interno della struttura ed al contempo una produzione da fonte rinnovabile, come avviene già nella centrale “riconvertita” di Priolo,
Il progetto di co-combustione di carbone e CSS presentato da Edipower-A2A presenta gravissime criticità che Legambiente ha prontamente evidenziato nelle osservazioni inviate al Ministero.

Come già chiesto nel Consiglio Comunale del 24 gennaio scorso, attendiamo di sapere se Comune e Provincia hanno presentato le osservazioni e se la Regione Puglia, così attiva sulla questione TAP, ha presentato il proprio parere obbligatorio attraverso la consultazione nella Commissione VIA regionale. 

venerdì 20 dicembre 2013

COMUNICATO STAMPA
Il Consiglio Comunale convocato per discutere sul polo energetico è stato ulteriormente rinviato alla fine di gennaio e ciò aumenta le perplessità di chi sa bene quanto inefficaci siano appuntamenti che si concludono, nella migliore delle ipotesi, con l’approvazione di ordini del giorno.
La storia del polo energetico è costellata di riunioni di Consiglio comunale in cui si sono approvati ordini del giorno, che, per loro stessa natura, avevano il difetto di non produrre atti concreti.
Oggi, il Consiglio Comunale serve a condizione che sia preceduto da atti formali non rinviabili, quali la presentazione delle osservazioni nell’ambito della procedura VIA in corso (endoprocedimento nell’AIA) contro il progetto Edipower–A2A di realizzare un gruppo da 300 Mw alimentato da carbone (90%) e CSS (10%), contestualmente impegnandosi perché siano concordati smantellamento dei gruppi (subito del 1° e del 2°), bonifica del sito e suo futuro (Legambiente ha, da tempo, proposto un distretto tecnologico dell’energia rinnovabile). Il Consiglio va anche preceduto dall’approvazione del registro delle emissioni e dal piano per l’energia sostenibile, passaggi senza i quali si esce dal Patto per le città sostenibili in Europa sottoscritto dal Commissario Prefettizio nel 2012 e si perdono fondi europei a cui si avrebbe diritto di accesso prioritario.
Il Consiglio Comunale è importante se preceduto da questi atti e se si desse mandato al Sindaco e si intervenisse pubblicamente e formalmente per esprimere netta contrarietà a qualsiasi ipotesi di trasferimento del gasdotto TAP nel territorio di Brindisi ed a qualsiasi pretesto strumentalmente legato ad una insostenibile alimentazione a metano della centrale Brindisi sud (centrali di cogenerazione, tecnicamente molto più avanzate e molto meno inquinanti di quella di Cerano sono in profonda crisi), centrale che oggi è in esercizio con una potenza quasi dimezzata (a causa del calo vistoso della domanda e della copertura primaria di essa con fonti rinnovabili): la proposta del Presidente della Regione Puglia di ridurre del 20% il combustibile e le emissioni rispetto a quanto disposto nell’AIA è, nei fatti, insufficiente, ma perché si vada oltre (a tutti ricordiamo che l’Enel è in possesso dell’AIA che lo blinda) è necessario creare quella concertazione che è risultata essere tanto efficace nel caso del terminal di rigassificazione.

venerdì 6 dicembre 2013

comunicato stampa
Impianto fotovoltaico abusivo a Brindisi
Ammessa la costituzione di parte civile di Legambiente


È stata ammessa la costituzione di parte civile di Legambiente Puglia depositata, tramite l’Avv. Stefano Latini del Foro di Brindisi, davanti al giudice dott. Luca Scuzzarella, in merito al procedimento Azzini che vede coinvolti altri 15 imputati. Nonostante le eccezioni sollevate dai difensori degli imputati, il dott. Scuzzarella ha ritenuto legittima la costituzione di parte civile di Legambiente e della Regione Puglia nel procedimento.

Il procedimento riguarda la realizzazione, in violazione delle autorizzazioni prescritte, di reati in materia di lottizzazione abusiva e violazioni ambientali eseguite su quattro impianti fotovoltaici realizzati in agro di Brindisi. Si tratta di impianti superiori ad 1 megawatt privi dell’autorizzazione unica regionale.

Il giudice ha rinviato l’udienza a marzo 2014, in cui saranno ascoltati i testi del pubblico ministero, procuratore aggiunto dott. Nicolangelo Ghizzardi.

sabato 9 novembre 2013

venerdì 18 ottobre 2013

BRINDISI CONTINUA AD ESSERE CONSIDERATO TERRITORIO DI SERVIZIO
Il recente incontro delle Istituzioni e dei sindacati presso la Prefettura di Brindisi, con i dirigenti della società A2A ed in merito alla Valutazione di Impatto Ambientale (VIA), presentata come endoprocedimento nella richiesta di modifica dell’AIA in essere,  concernente la centrale termoelettrica di Brindisi Nord, induce ad alcune considerazioni.
I motivi per i quali si intravede, pur con la dichiarata opposizione del Sindaco di Brindisi, la ferma volontà di A2A di portare in co-combustione con il carbone anche il CSS, vengono individuati nell’approvazione del recente Piano Regionale dei Rifiuti.
Tale Piano, infatti, alla Parte II punto O5, prevede accanto alla combustione diretta del CSS-Combustibile in cementifici, la co-combustione con carbone in centrali termoelet-triche, nella percentuale variabile fra il 5 ed il 10% sul totale.
Il piano riporta, testualmente, che tale possibilità comporta per la Regione Puglia: “conseguenti ingenti flussi di CSS co-inceneribili in relazione alle considerevoli potenze termiche installate”.
Tali considerevoli potenze termiche installate ed alimentate a carbone sono presenti, nel territorio regionale, solo a Brindisi!!!
Sicuramente i consiglieri regionali della Provincia di Brindisi, che in passato hanno ottenuto l’approvazione in Consiglio di un ordine del giorno che poneva il divieto di co-combustione di CDR, in riferimento alla CTE di Brindisi Sud, non si saranno soffermati sulla possibilità offerta, in contrasto con quanto precedentemente richiesto ed approvato, che questo Piano non solo fornisce l’opportunità ad A2A di presentare la modifica dell’attuale combustione ma, al contempo, permette anche l’utilizzo di CSS nella centrale Brindisi sud dell’ENEL.
Da questo punto di vista, sicuramente il Piano non gratifica questo territorio che continua ad essere considerato quale area di servizio per le esigenze altrui.
Inoltre, appare opportuno rilevare, che le richiamate distrazioni, comportano la possibilità che il CSS-Combustibile, in quanto “rifiuto speciale” e quindi non soggetto a limitazioni di trasporto extra regionale riguardate solo gli RSU,  provenga da altre regioni; ancor di più, nel qual caso, questo territorio verrebbe a costituire “area di servizio” nazionale sia per il campo energetico che per la chiusura del ciclo dei rifiuti prodotti altrove.
A ciò va ad aggiungersi che ad oggi la Giunta Regionale non si è minimamente espressa in merito alla proposta di A2A e, costituendo la VIA e la richiesta di modifica all’AIA, proposta da A2A, una procedura ancora aperta è lecito attendersi che tutte le Istituzioni interessate, fra cui la Regione, presentino “osservazioni” nei termini previsti dalla norma.
Legambiente ha già annunciato la presentazione delle osservazioni tecniche al progetto di A2A e, ribadendo le proprie proposte relative alla realizzazione di un impianto solare termodinamico da allocare nell’area del carbonile ed all’interno del Distretto tecnologico dell’energia rinnovabile, condivide la posizione del Sindaco, già avanzata da Legambiente, in merito alle modifica della prescrizione dell’AIA relativa all’anticipo dello smantellamento e bonifica industriale dei gruppi 1 e 2 della centrale termoelettrica di Brindisi Nord.
Ciò, sia in funzione del mantenimento della forza lavoro e sia, per la individuazione di un utilizzo compatibile e produttivo dell’area, ben diverso da quanto previsto e ribadito nel richiamato incontro da parte di A2A.  


venerdì 5 aprile 2013

Proposta Legambiente: Il distretto dell'energia rinnovabile nell'area Brindisi Nord

La centrale termoelettrica Brindisi Nord è l'emblema della storia sbagliata dell'industrializzazione a Brindisi. La centrale termoelettrica Brindisi nord è stata "salvata" dalla sua fisiologica chiusura con Decreti ed atti amministrativi a volte estremamente inquietanti. 
Brindisi Nord, è innanzitutto sorta là dove non avrebbe dovuto essere installata, nell'attuale porto medio e sotto il cono di atterraggio dell'aeroporto, il che ha comportato la presenza di camini alti meno di 60 metri. I gruppi dell'impianto erano, già negli anni sessanta del secolo scorso (nel 1968 è entrato in esercizio il primo) di vecchia generazione francese e furono potenziati da 250 MW di progetto a 320 MW ciascuno. Negli anni '80 numerosi furono i provvedimenti amministrativi concernenti gli effetti delle emissioni, ma ordinanze sindacali, prescrissero lo sgombero di precedenti insediamenti abitativi o la fine di precedenti attività agricole. 
Dal 1990, con i così detti Decreti Battaglia (Ministro dell'industria del tempo), cominciò una sequela di prescrizioni per l'"ambientalizzazione" dell'impianto (nel frattempo passato dall'esercizio ad olio combustibile a quello a carbone, ovviamente senza mai realizzare gli indispensabili desolforatori). La convenzione del 1996 (diventata, in seguito parte essenziale del D.P.R. 28/4/1998 concernente il piano di risanamento dell'area ad elevato rischio di crisi ambientale) prevedeva il mantenimento in esercizio di due gruppi (640 MW della complessiva potenza nominale di 1.280 MW) da alimentare dal 2000 al 2004 (anno di definitiva chiusura) con metano in misura crescente rispetto agli iniziali 1,2 miliardi di metri cubi anni, in seguito da trasferire nella centrale termoelettrica Brindisi sud. 
La centrale Brindisi Nord è stata da Enel trasferita alla controllata Eurogen e ceduta poi ad Edipower. Nel 2002, "solerti" amministatori locali si affrettarono ad approvare una nuova Convenzione, che sostanzialmente ha finito con l'essere favorevole all'impresa e altrettanto "solerti" Parlamentari approvarono un Decreto di proroga dell'esercizio dell'impianto (unitamente a quello altrettanto insostenibile di S. Filippo al Mela, in Sicilia). 
Il resto è storia di questi ultimi anni e di questi ultimi mesi e si ricollega all'autorizzazione, dopo l'approvazione di una V.I.A. da parte del Ministero dell'Ambiente del progetto di Repowering (due gruppi a ciclo combinato da realizzare, in chissà, quale fantasioso modo, visti gli spazi e l'inesistenza delle connesse infrastrutture). Il Ministero ha in seguito approvato l'A.I.A. che, con un gioco di prestigio, aggiunge all'impianto a ciclo combinato, precedentemente autorizzato, i due gruppi a carbone muniti di desolforatori. 
Sarebbe bastato un semplice sopralluogo sul sito di Costa Morena ed un esame cartografico per capire quanto le opere autorizzate (in presenza anche del carbonile e del tuttora presente stoccaggio di olio combustibile) siano inconciliabili fra loro, con l'approvvigionamento impossibile di metano (nel frattempo destinato alla nuova centrale a ciclo combinato di Enipower), e soprattutto inconciliabile per limiti strutturali incorreggibili, con il territorio ed i suoi equilibri ambientali. 
Edipower, peraltro, non ha mai avuto realmente intenzione di "ambientalizzare" l'impianto o anche di dar corso alle autorizzazioni ricevute, tanto è vero che il suo attuale socio di riferimento A2A, senza presentare un piano industriale ed in assenza di una certificazione Emas, parla genericamente della permanenza di un solo gruppo, da alimentare con un mix di carbone e (10%) CSS (combustibile solido secondario), che altro non è che il CDR. 
È chiara l'intenzione di A2A di guadagnare tempo, di mantenere nel frattempo in esercizio l'impianto nella situazione attuale e di provare forse, a cercare un offerente disposto a rivelare centrali e progetti approvati nell'AIA. 
Le politiche europee su efficienza e fonti rinnovabili (compresa la Roadmap per il 2050), il mercato dell'energia e i costi di produzione e di trasmissione e di distribuzione di energia elettrica non consentono più ritardi, giochi gattopardeschi o manovre aziendalistiche a scapito dei lavoratori, dell'ambiente e del futuro stesso del territorio. 
Legambiente, che più volte ha denunciato la storia sbagliata di BR Nord ed il sonno della ragione (e, a volte, delle coscienze) che l'ha caratterizzata, ha sempre prospettato soluzioni ed intende farlo anche ora, chiedendo in primo luogo, al Sindaco di affrontare con fermezza la questione per giungere rapidamente a definire un programma alternativo, rispetto allo stallo in cui ci si trova attualmente. 
Sin dalla promulgazione delle leggi 426/98 e 471/99 e delle disposizioni in materia di bonifica di siti inquinati, Legambiente ha questo che si investisse seriamente nella caratterizzazione, nella messa in sicurezza e nella bonifica del sito di interesse nazionale (SIN) di Brindisi. Ciò rappresentava, quando Legambiente l'ha proposto, una straordinaria occasione per la riqualificazione del territorio e per imprese e lavoratori locali. 
Da allora, Legambiente, dice apertamente che il futuro di Brindisi nord passa innanzitutto attraverso la bonifica, previo smantellamento e messa in sicurezza, dell'area occupata dall'impianto, a cominciare – e su questo non può esservi alcuna discussione – da quella parte occupata dai gruppi dismessi. Le decisioni e gli accordi in merito sono da definire con urgenza, per evitare il ripetersi di casi scandalosi, quali quelli legati alla “tranquilla” fuga da Brindisi di EVC e Dow Chemical che nulla hanno fatto (o sono state chiamate a fare) a garanzia dei lavoratori e della bonifica dei siti abbandonati. Nei lavori di smantellamento, messa in sicurezza e bonifica andrebbero, ovviamente impiegati gli stessi lavoratori della centrale BR nord, valorizzando la loro conoscenza degli impianti, la loro competenza e la loro disponibilità ad aggiornare la qualificazione professionale. I lavori di bonifica andranno (sul tema non è possibile usare il condizionale) finanziati e realizzati con il diretto impegno di A2A, alla quale società è superfluo ricordare gli obblighi di Legge e quelli rivenienti dall'accordo di programma firmato anche da Edipower, in materia di bonifiche nel S.I.N. 
L'area occupata dalla centrale e dai servizi connessi (circa 60 ettari), una volta bonificata, non può che risultare strategica per la Città. 
Legambiente ritiene fattibile la creazione di un Distretto tecnologico dell'energia rinnovabile così strutturato: 
• Settore ricerca, con il coinvolgimento dell'Università del Salento, dell'Università di Bari (valorizzando studi, progettazioni, sperimentazioni su efficienza energetica, fonti rinnovabili e nanocomponenti), centri ed istituti di ricerca da tempo attivi ed apprezzati nella Regione (e non soltanto), società private operanti in campo energetico; 
• Settore produzione e commercializzazione, che crei una filiera produttiva che tragga fondamento dalle attività di ricerca e porti alla produzione e commercializzazione di macchine e componenti di impianti rinnovabili ed a fornire assistenza tecnica a soggetti pubblici e privati; 
• Impianto termodinamico, il cui esempio più conosciuto è rappresentato in Italia dall'impianto Archimede, fermamente voluto dal Premio Nobel Prof. Rubbia quando era presidente dell'ENEA; l'impianto è formato da collettori termici (che si muovono seguendo il sole, secondo il principio del fototropismo) ispirati al celebre esperimento con gli specchi di Archimede; il calore assorbito viene concentrato su tubi contenenti una miscela di sali di sodio e di potassio che riesce a garantire l'accumulo e la stabilità termica a 550°C, anche nelle ore notturne, in serbatoi; la tecnica termodinamica ha il pregio di migliorare sensibilmente l'efficienza nel processo di captazione, concentrazione, accumulo dell'energia solare e del rendimento nella trasformazione in apposite turbine dell'energia termica in energia elettrica nell'arco dell'intera giornata, indipendentemente dall'irraggiamento diretto dei collettori. 

Il problema relativo legato all'occupazione di suolo dell'impianto termodinamico sollecita il ricorso agli studi ed alle sperimentazioni su ricorso a nanocomponenti, quali nanotubi e nanoantenne in cui eccelle il Massachusset's Institute of Technology (MIT) di Boston, ma che hanno trovato significativo ed autonomo rilievo in Italia e, in particolare, presso l'Università del Salento. Nanotubi di carbonio si sono dimostrati ad altissima conducibilità, ma sono in fase di sperimentazione nanotubi di origine sintetica, ancorati su fosfolipidi combinati con proteine di origine batterica, materiali tutti rigenerabili in solventi secondo i principi della fotosintesi clorofilliana. Ogni nanotubo è lungo 10 nanometri e largo 4 ed ha il pregio di ridurre enormemente il consumo di suolo e di aumentare sensibilmente l'efficienza fino a 100 volte. 
Legambiente ha, in passato, sostenuto la proposta di realizzare un impianto fotovoltaico nell'area che era occupata dal ciclo di produzione del PVC. La condizione pregiudiziale era la bonifica del sito che le istituzioni avrebbero dovuto imporre ad EVC prima della sua fuga da Brindisi e che la nuova società avrebbe dovuto accollarsi. 
Oggi quella proposta, possibilmente rivalutata in impianto termodinamico, resta ipotizzabile alle stesse condizioni e potrebbe essere il fulcro della fornitura di energia elettrica per l'area industriale, purchè accompagnata dal Piano di efficientamento energetico del comparto industriale già richiamato. 
L'impianto termodinamico nell'area da dismettere della centrale Brindisi Nord potrebbe avere, in parte, utenze industriali, ma soprattutto quelle portuali (si pensi soltanto agli impianti di illuminazione ed ai servizi per le attività a terra e per l'alimentazione delle navi, che non dovrebbe più essere assicurata durante la sosta dai generatori elettrici) e nei quartieri limitrofi. 

sabato 30 marzo 2013

Convegno: "Proposte per una economia sostenibile"

Introduce e modera Francesco Tarantini, Presidente Legambiente Puglia 

Saluti del Sindaco del Comune di Brindisi 

Intervengono: 

“Aree Produttive Ecologicamente Attrezzate: aspetti normativi e proposte di attivazione” 
Francesco Magno, Legambiente Brindisi 

"Qualità ambientale e convenienza economica per le Aree produttive ecologicamente attrezzate: le linee guida emanate dal ministero dell'Ambiente" 
Sandro Polci, Cresme Consulting 

“Proposta di energia rinnovabile da moto ondoso” 
Giulio Maellaro, ITS Nautico “Carnaro” di Brindisi 

"Lo sviluppo e le opportunità della tecnologia del solare termodinamico" 
Francesco Colelli, Business Development manager di Angelantoni Clean Tech 

“Per una città sostenibile: distretto del rinnovabile e Patto dei Sindaci” 
Doretto Marinazzo, Legambiente Brindisi 

“Oltre la sostenibilità ambientale, perseguire la sostenibilità sociale ed economica” 
Giuseppe Marchionna, Confcommercio Brindisi 

Conclusioni di Stefano Ciafani, Vice Presidente Nazionale di Legambiente 

Interventi programmati