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giovedì 14 maggio 2015
anteprima Spiagge e fondali puliti 2015
sabato 16 maggio 2015 dalle ore 9 alle ore 11 si svolgerà l'iniziative
"Anteprima Spiagge e fondali puliti 2015" con due classi della Scuola
media statale "Caduti di Marzabotto" di Brindisi presso la spiaggia del
Parco regionale Saline e stagni di Punta della Contessa.
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martedì 5 maggio 2015
Discovering Puglia Natura e sport 2015 - 3 maggio
Si è svolta domenica 3 maggio 2015 presso il parco regionale “Saline e stagni
di Punta della Contessa” la prima inziativa organizzata da
Legambiente Brindisi nell'ambito di Discovering Puglia Natura e sport
2015 denominata “Nel Parco dell'Airone”. Legambiente, nel
ringraziare i numerosi partecipanti, ricorda che la prossima attività
“Ci vuole un albero” si svolgerà domenica 10 maggio 2015 alle
ore 9.30 presso la Riserva naturale regionale orientata “Bosco di
Cerano – Tramazzone” e consisterà in un trekking (livello
facile) per adulti e, alle ore 11, uno spettacolo di canzoni e
filastrocche “Ci vuole un fiore” per bambini. Info e
prenotazioni: legambientebrindisi@gmail.com
o 320.675.0088
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giovedì 30 aprile 2015
Discovering Puglia Natura 2015 "Nel parco dell'Airone"
Legambiente Brindisi, nell'ambito dii Discovering Puglia
Natura 2015, organizza per domenica 3 maggio 2015 dalle ore 17 alle ore
20 l'iniziativa di birdwatching "Nel parco dell'Airone" presso il parco
regionale "Saline e stagni di Punta della Contessa" a Brindisi. L'ingresso è libero e gratuito.
si consiglia di portare il binocolo per gli avviistamenti.domenica 12 ottobre 2014
PULIAMO IL MONDO 2014
Si è svolta nella mattinata di domenica
12 ottobre 2014 sul piazzale sottostante il Monumento al Marinaio a
Brindisi l’iniziativa “Puliamo il mondo - Clean up the world 2014” promossa da Legambiente Brindisi, che lamenta lo
stato di incuria in cui versa questo importante monumento del porto di
Brindisi.
I volontari di Legambiente, che hanno ripulito il piazzale (anche con
il supporto della Monteco) ed aperto al pubblico il sacrario, denunciano l’assenza di controllo del
piazzale, frequentato da numerose autovetture e motocicli dal momento che manca
(perché asportato) il cancello di ingresso da via T. Minniti, e suggeriscono, oltre al ripristino dello
stesso, il posizionamento di cestini per incentivare i frequentatori dell’area
a non abbandonare i propri rifiuti.
Il Monumento al Marinaio, inoltre,
è da tempo chiuso al pubblico ed ai turisti, presenti numerosi in questi giorni
in città: dispiace constatare che, per una città che dichiara di voler volgere
il proprio futuro verso il settore turistico e lo sviluppo della “Città d’acqua”, sia chiuso questo
prezioso monumento che permette anche di vedere dall’alto Brindisi ed il suo porto.
Siamo fiduciosi che l’Amministrazione Comunale sarà attenta a prendere atto dei
suggerimenti forniti.
giovedì 9 ottobre 2014
PULIAMO IL MONDO 2014
Legambiente organizza, domenica 12 ottobre 2014 dalle 9.30 alle 12 sul piazzale del Monumento al Marinaio a Brindisi, “Puliamo il mondo 2014”. Riprendiamoci la città, Brindisi è di tutti...
giovedì 2 ottobre 2014
accolto il ricorso del Comune di Torchiarolo
COMUNICATO STAMPA
Il Consiglio di Stato ha accolto
il ricorso del Comune di Torchiarolo contro la sentenza del TAR Lecce in merito
alla controversia relativa agli sforamenti di PM10 nella centralina di via Don
Minzoni nella cittadina della provincia di Brindisi.
Il Consiglio di Stato ha
disposto, sospendendo la sentenza opposta, che il Tribunale Amministrativo
svolga il giudizio di merito per accertare se gli sforamenti siano legati alle
emissioni della combustione di biomasse nei caminetti delle abitazioni di
Torchiarolo o alle ceneri ed alle polveri di carbone della vicina centrale
termoelettrica.
Legambiente,
che ha trovato singolare la sentenza del TAR che afferma che la ricerca degli
isotopi del carbone non sarebbe dirimente rispetto alla fonte, andando ben al
di là di quanto richiesto nel ricorso del Comune di Torchiarolo e di quanto
motivabile in una sentenza non di merito, accoglie con favore la sentenza del
Consiglio di Stato e ribadisce che la stessa ARPA,congiuntamente all’Università
del Salento, nell’ambito dell’Analisi di Rischio ambientale e sanitaria
sviluppata sui terreni posti in adiacenza al nastro trasportatore ed al
carbonile della centrale Enel di Cerano, ha effettuato l’analisi del
bioaccumulo dell’arsenico nella catena trofica, attraverso l’uso dell’isotopo
stabile 13C.
Questa analisi, che Legambiente ha
indicato nelle osservazioni al Piano di Risanamento del territorio di
Torchiarolo redatto dalla Regione Puglia, porta oggettivamente alla fonte
emittente e chiunque cerchi la verità e non sia condizionato da preconcetti ed
interessi di parte non può che rimettersi al risultato di tale ricerca.
All’assessore regionale Nicastro,
al quale ricordiamo che il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso del
Comune di Torchiarolo, chiediamo di attendere l’esisto del giudizio di merito del
TAR nell’interesse della salute della collettività e della tutela dell’ambiente, diritti di cui
egli stesso non può che essere portatore.
Direttivo
Legambiente Brindisi
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TAP: proposte serie e non demagogiche.
Ho scritto, più volte, che la
strategia energetica nazionale (S.E.N.), approvata dal Governo Monti in limine mortis, “approfittando” dello
scioglimento del Parlamento, disegna scenari per nulla realistici per
giustificare, fra l’altro, l’aumento dei consumi di gas in Italia del 6% entro
il 2020. Oggi 30.000 Mw di impianti a ciclo combinato, utilizzanti il metano
come combustibile, sono in profonda crisi o in riserva, il 40% dei consumi
finali sono coperti da fonti rinnovabili e l’Unione Europea ha fissato
l’obiettivo dell’80% entro il 2050 nella “Energy Road Map”. Il gasdotto TAP è
importante per ottenere una diversificazione delle fonti di approvvigionamento,
ma quanti parlamentari salentini hanno chiesto ed ottenuto la revisione della S.E.N.
che tanto incide nel definire strategico il gasdotto?
Mi risulta che l’approdo a San
Foca – Melendugno sia stato mutato rispetto all’ipotesi iniziale: ma quanti
rappresentanti politici ed istituzionali salentini sono intervenuti, nella fase
di esame della fattibilità dell’opera, per chiedere la valutazione di più siti
nell’area prescelta? Quanti hanno chiesto di avere una fase di scooping,
partecipata e tecnica, da cui far scaturire la procedura di valutazione
d’impatto ambientale sitospecifica (sull’unico sito individuato) ed anche l’ opzione zero (il diniego alla
fattibilità), ovviamente sorretta da argomentazioni tecnico – scientifiche,
prevista dalle disposizioni di Legge? Dico e ribadirò in seguito che siti molto
distanti fra loro non possono appartenere ad uno stesso progetto, in ragione
dei diversi percorsi e delle diverse criticità e dei diversi indicatori
analitici.
Queste considerazioni le ho
manifestate quando, in fase di fattibilità, si discuteva soltanto su un sito e
non si è aperto alcun confronto istituzionale che anticipasse e, quanto meno,
condizionasse la presentazione del Rapporto di Impatto Ambientale.
Ho più volte precisato che la
richiesta di giudizio di compatibilità ambientale e l’intera procedura V.I.A.
sono sito specifici e che gli spazi in questa fase sono quelli delle osservazioni
e dei pareri istituzionali non vincolanti (quello della Regione Puglia, ma
anche quello del Ministero per i Beni e le attività culturali ed il turismo). È
in questa fase che studi, analisi, argomentazioni tecnicamente supportanti
osservazioni e pareri istituzionali hanno finito con il passare in secondo
ordine rispetto a levate di scudi, a volte fin troppe demagogiche ed
elettoralistiche, ma soprattutto ad un indegno scaricabarile verso il
territorio brindisino, evidentemente considerato politicamente più debole.
Tutte le ipotesi di siti
indicati sono privi, fra l’altro, di qualsiasi serietà scientifica (escluse già
in analisi comparative con il sito di San Foca – Melendugno) o sono addirittura
ridicole (quali quelle del “Casale”, quartiere residenziale che si affaccia nel
porto interno di Brindisi, ed anche di “Micorosa”, area in cui rifiuti
pericolosissimi, non rimovibili, saranno tombati, rendendo impossibile la
realizzazione di opere comunque a rischio di incidente rilevante).
Francamente il giudizio di
compatibilità ambientale favorevole della commissione V.I.A. nazionale e l’emesso
decreto del Ministro Galletti, in questo contesto, erano prevedibili, anche
perché Renzi vuol dimostrare che il suo è il Governo del fare e crede nella strategia energetica nazionale che
ben poca opposizione politica ha avuto.
Regione Puglia ed istituzioni
locali interessate potrebbero, nell’ambito del procedimento in corso (che, lo
ripeto, è sitospecifico, per quel che riguarda l’approdo, su San Foca –
Melendugno), verificare se le prescrizioni o le omissioni offrano elementi
ostativi rispetto all’autorizzazione unica.
Quel che è inammissibile,
giuridicamente ed eticamente, è cercare di introdurre nel procedimento siti
alternativi, il che non allontanerebbe l’impianto da San Foca – Melendugno, ma
aprirebbe soltanto ulteriori conflitti e non può che essere fonte di conflitto
la proposta formulata al viceministro Devicienti da rappresentanti autorevoli
regionali del PD, i quali hanno chiesto di esaminare l’approdo a Cerano,
accampando come fantomatica giustificazione l’improbabile alimentazione a
metano di uno o due gruppi della Centrale di Brindisi Sud. Perché questi
esponenti del PD non chiedono invece, l’apertura della tanto annunciata “Vertenza
Brindisi” e l’altrettanto annunciata drastica riduzione del carbone combusto,
peraltro ben conoscendo i lavori in corso di copertura del carbonile, di dichiarata ambientalizzazione degli
impianti e di realizzazione di filtri a manica. In ogni caso gli abitanti di
Brindisi, Città “martoriata” per Nichi Vendola, hanno già mostrato nel caso del
rigassificatore come sappiano difendere il proprio territorio e la propria
dignità.
Doretto
Marinazzo
Consigliere Nazionale Legambiente
lunedì 29 settembre 2014
sulla situazione rifiuti a Brindisi
COMUNICATO STAMPA
Tre questioni stanno infiammando
la discussione in merito alla gestione del ciclo dei rifiuti a Brindisi:
l’affidamento del servizio e la qualità della raccolta di rifiuti, l’impianto
di compostaggio e le perduranti decisioni della Regione Puglia di utilizzo
della discarica di Autigno per sopperire alla chiusura della discarica di
Conversano (BA).
La discussione è condizionata
dall’attribuzione ad altri di disservizi veri o presunti o da una vera e
propria “caccia all’untore” di manzoniana memoria.
Prima di esaminare lo stato
dell’arte è opportuno rendere di pubblico dominio, attraverso la tabella
allegata, i dati ufficiali che hanno consentito alla città di Brindisi di
evitare della gravosa ecotassa: la Regione, tenendo conto dei gravi ritardi, in
primo luogo dei Comuni capoluogo di provincia, ha disposto un percorso
“virtuoso” per raggiungere, entro la metà del 2015, l’obiettivo minimo del 45%
di raccolta differenziata, attraverso aumenti semestrali del 5% a partire da un
30% all’inizio del 2014.
Brindisi, nel primo semestre
dell’anno in corso ha superato l’obiettivo fissato, raggiungendo il 36% ,
evitando quindi l’ecotassa.
Dobbiamo prendere atto, con
soddisfazione, di questo dato che, però, non elimina palesi disfunzioni di cui
anche ognuno di noi dovrebbe farsi carico nel momento in cui reclamiamo un
miglioramento del servizio: il diffuso abbandono di rifiuti, infatti, è
addebitabile a chi lo fa e non all’Amministrazione Comunale o alla ditta che gestisce il servizio.
Nel corso degli anni sembra che
l’Amministrazione Comunale abbia avuto la straordinaria capacità di produrre e
subire controversie, contrasti, disservizi nella gestione di un servizio così
essenziale per la città. Ricordiamo soltanto (chi vuole può rileggere
“l’affaire SLIA” o il dossier rifiuti che Legambiente produsse 20-25 anni fa) il rapporto con la SLIA, la condanna del
Comune a pagare 8 miliardi di vecchie lire in una controversia giudiziaria o
una di appalto che richiedeva la disponibilità di una discarica nel territorio
(sostanzialmente quella della SMD del gruppo SLIA). Ricordiamo anche, però, il
susseguirsi i ricorsi e decisioni della Magistratura (certamente non
responsabile di atti e controversie a lei sottoposti) che hanno prodotto, fra
assegnazioni e revoche o proroghe delle attività, una evidente precarietà nella
gestione del servizio di raccolta, stoccaggio e successivo conferimento dei
rifiuti.
Le notizie sulle indagini a
Trapani della Procura e della Direzione Investigativa Antimafia e delle Procura
di Brindisi sulla società Aimeri non aiutano a rasserenare l’ambiente ed a
sostenere la procedura di trasferimento del contratto che, in ogni caso, non
può provocare interruzione di un pubblico servizio, improvvisi vuoti nella
fornitura di mezzi o nuovi contenziosi giudiziari.
La discussione sull’impianto di
compostaggio sembra prescindere dall’esistenza di un impianto giudicato
inidoneo, ma per il cui aggiornamento tecnologico sono stati spesi ingentissimi
fondi pubblici (2,5 milioni di euro per lavori dei quali l’Amministrazione
Comunale e l’OGA hanno certificato la corretta esecuzione?). al di là del
giudizio sull’opportunità di un nuovo impianto nel Petrolchimico (in area
privata da bonificare) appare discutibile l’abbandono dell’impianto esistente
(da rendere rispondente alle osservazioni tecniche ed eventualmente da
potenziare fino alla capacità di 20.000 T), il che porterebbe Legambiente a
chiedere alla Magistratura ordinaria e contabile di verificare responsabilità
pregresse amministrative, penali e contabili.
La percentuale di umido raccolto
raggiunge il 30% e, dopo trattamento, può avere caratteristiche di compost di
qualità.
Per quel che riguarda l’utilizzo
permanente della discarica di Autigno per sopperire alla chiusura di quella di
Conversano (BA), è doveroso precisare che nei mesi scorsi non è stato
trasportato rifiuto tal quale, ma biostabilizzato, prodotto normalmente
utilizzato in discarica a copertura del rifiuto tal quale e di ben diverso
impatto ambientale. È assurdo, però, tenendo anche conto della capacità della
discarica di Autigno, pensare che Brindisi possa essere individuata sempre come
luogo su cui scaricare la risoluzione delle problematiche altrui (vedansi le
proposte indecenti sul trasferimento dell’approdo del Gasdotto TAP), nel mentre
continua a mancare la tanto annunciata uscita dal carbone, che anzi qualcuno
vorrebbe rappresentare di scarso impatto ambientale e sanitario. Certamente da
rimettere alla Procura della Repubblica sarebbe qualsiasi atto amministrativo
che autorizzi la riapertura della discarica di “Formica ambiente” o il
trasporto di rifiuti speciali o di RSU tal quale.
giovedì 14 agosto 2014
conferenza stampa di presentazione del Campo di volontariato Brindisi 2014
Martedì 19 agosto 2014 alle ore 11 presso la sala conferenze di
Palazzo Granafei-Nervegna si svolgerà la conferenza stampa di presentazione del
secondo Campo di Volontariato Nazionale in programma presso il Parco regionale
“Saline e stagni di Punta della Contessa”, dal 21 al 30 agosto p.v.
VERSALIS: Lodevole il “piglio” dell’Ass. Monetti.
Ci sembra doveroso riportare la
soddisfazione relativa al “piglio” con il quale il neo Assessore Dott. Antonio
Monetti intende affrontare la questione
Versalis; l’organizzazione di una struttura di riferimento presso l’ASL e la
richiesta di apertura dell’AIA costituiscono sicuri elementi di impegno nella
salvaguardia degli interessi ambientali, sanitari e degli stessi Lavoratori.
Legambiente, con questi presupposti,
non potrà che fornire un apporto concreto in merito alle azioni che l’Assessore
intenderà intraprendere e sarà, nella propria riconosciuta autonomia,
disponibile ad evidenziare le criticità che si evincono nell’attuale Decreto
autorizzativo di AIA ed a proporre le più opportune richieste tecniche
necessarie per “motivare” l’apertura della procedura di AIA.
Si ribadisce, inoltre, fin anche a
sembrare ripetitivi, che Legambiente non opera contro la Versalis ed ancor più
contro i Lavoratori ma, tutte le iniziative e gli interventi che sono e saranno
presi, hanno il fine comune di ridurre e migliorare la “impronta ecologica”
dell’azienda che resta un patrimonio industriale di questa città.
Pleonastiche ed inopportune appaiono
le considerazioni della UILTEC, fra l’altro in contrasto con il proprio
segretario provinciale, in quanto Legambiente non ha né ha mai avuto “atteggiamenti inquisitori” verso alcuno, demandando agli Organi
competenti tali compiti.
E’ rilevante però ricordare al
sindacalista che gli interventi di “ambientalizzazione” fatti in corso d’opera,
e nel qual caso nel corso di oltre 50 anni di chimica di base a Brindisi,
costituiscono solo ed esclusivamente “riparazione” ai danni ambientali prodotti
e/o adeguamento a normative; sul tema della “contaminazione” delle matrici
ambientali e dei danni sanitari prodotti dal comparto della chimica di base,
fanno testo scientifico le caratterizzazioni chimiche effettuate all’interno
del petrolchimico che hanno rilevato un sicuro “danno ambientale”
arrecato alle matrici ambientali esaminate.
In definitiva, bando alle polemiche
e con il “piglio” (di scopa nova) del neo Assessore Monetti, cerchiamo,
congiuntamente ed ognuno per le proprie funzioni (ancor più se volontarie) di
definire percorsi amministrativi e tecnici in grado di migliorare sempre più la
situazione ambientale del petrolchimico, ormai nota dal punto di vista della
contaminazione, per cercare di
fornire
a tale area un “futuro capace di sviluppo”
(citazione di Edo Ronchi) e, nel qual caso, di sviluppo compatibile con il
miglioramento ambientale, con il mantenimento e l’incremento della occupazione
e con la salvaguardia della salute dei Cittadini.
Gli strumenti ci sono e Legambiente
li ha forniti (per esempio: Area Produttiva Ecologicamente Attrezzata- APEA)
ora spetta al Comune ed alla Regione, per gli aspetti normativi, acquisire tali
strumenti e divenirsi vero artefice della gestione anche della zona industriale
e delle proprie reali prospettive.
Noi vogliamo esprimere,
sbilanciandoci, ottimismo rispetto a questo “nuovo corso” dell’amministrazione
comunale e…… speriamo di avere avuto un buon intuito.
prof.
Francesco Magno
consulente
nazionale Legambiente
Piano Comunale Costiero: favorevoli a condizione che ……..
L’invio di osservazioni sul Piano
Comunale della Costa (PCC) non è semplicemente l’esercizio di diritti
legittimi, ma rappresenta un contributo essenziale in un procedimento amministrativo,
democratico e trasparente e merita la dovuta attenzione nella lettura, ancor
prima di esprimere considerazioni non dirimenti.
Legambiente, nel corso dei tanti
anni trascorsi dall’affidamento degli incarichi profes-sionali, fin dal 1983,
ha sollecitato la definizione dell’iter autorizzativo del “Piano della Costa”
legato al PRG (Piano Regolatore Generale) ed ha sempre evidenziato il fatto che
l’assenza del Piano favoriva la discrezionalità nell’esame di progetti, a
cominciare da quelli concernenti insediamenti turistici, ma soprattutto un
dilagante abusivismo edilizio.
Siamo, quindi, d’accordo con il
Sindaco quando afferma che vi sono state “vecchie
cupole brindisine” che hanno ricavato vantaggi dalla situazione, ma proprio
per questo Legambiente ha presentato puntuali osservazioni per giungere
all’approvazione di un PCC che risulti inattaccabile e sani ciò che è
legittimabile e cancelli ciò che resta abusivo e di grande impatto su ambiente
e paesaggio.
Cos’è, secondo il Sindaco, “inutile ed incomprensibile” nelle
osservazioni di Legambiente?
Legambiente ha chiesto di definire
se il PCC va, come gli interventi previsti richiederebbero, in variante al PRG
o se, più adeguatamente, si collochi all’interno del PUG; la decisione di
portarlo in discussione nella Conferenza di co-pianificazione dello stesso PUG
ci sembra che accolga la nostra richiesta.
Nel PCC si stabiliscono vincoli e
regole riguardanti progetti futuri ma, non ci sono decisioni concernenti
l’esistente, a cominciare dalle sanatorie possibili di insediamenti abusivi,
dall’abbattimento che ciò che è costruito a ridosso della falesia, della
macchia mediterranea e/o di aree sottoposte a vincoli e/o dalla risoluzione
delle questioni inerenti insediamenti turistici.
Il previsto “processo di recupero e risanamento”, che è il principale obiettivo
del PCC, come si può conseguire in assenza di queste decisioni?
Legambiente ha chiesto, invece di prevedere genericamente nuovi
insediamenti per attività di ristoro, recettive, per centri benessere e/o musei
del mare itineranti, di definire destinazione d’uso e fruizione di beni ed aree
demaniali trasferite al comune.
Legambiente ha anche chiesto che la
“mobilità dolce” interessi l’intera
litoranea e, priorita-riamente, quella a Sud, continuamente attraversata da
autotreni a ridosso dell’area Parco “Stagni
e Saline di Punta della Contessa” invece della sola area fra Punta Penne ed
Apani.
Legambiente, nel pieno rispetto
della legge regionale 17/2006 ha chiesto di monitorare equilibri ambientali e
paesaggistici ed indici urbanistici ed edilizi, ma a valle delle scelte
ineludibili sull’esistente e nell’ambito del recupero e del risanamento delle
aree su cui insistono insediamenti non sanabili.
Legambiente nel ribadire che il PCC
è uno strumento utile e necessario per la pianificazione territoriale, conferma
la piena disponibilità al confronto nel rispetto dei contributi ricevuti e
nell’ambito dello strumento urbanistico generale (PUG) di riferimento.
Direttivo
Legambiente Brindisi
mercoledì 13 agosto 2014
VERSALIS: è necessaria la riapertura della procedura autorizzativa AIA
L’ennesimo grave episodio di
sfiammamento della torcia della Versalis, avvenuto in un giorno di assoluta
calma di vento e di persistenza della nuvola nera inquinante sulla città di
Brindisi, ha la necessità di essere valutata per la gravità che assume nella
frequenza degli episodi; né i periodici rapporti effettuati da ARPA sui singoli
episodi possono essere sufficienti a garantire la mancata contaminazione delle
matrici ambientali e le valutazioni di ordine sanitario in termini di
“morbilità”.
La
frequenza degli episodi necessita dell’apertura della procedura autorizzativa
di AIA, Decreto 2011/0000514 del 16/09/011, con la quale la Polimeri Europa Spa (oggi Versalis); tale Decreto,
infatti prevede tutta una serie di prescrizioni che devono essere assolte entro
i termini previsti.
Versalis ha ottemperato a parte
delle richiamate prescrizioni ottenendo dal Comitato, all’uopo preposto dal
Ministero dell’Ambiente, che le “modifiche” strutturali proposte “non
sono sostanziali” per la riapertura della procedura di AIA.
Legambiente ritiene, considerato
quanto riportato nel Decreto autorizzativo AIA, che la frequenza degli episodi
di combustione in torcia e di sfiammamento, debbano essere oggetto di
riapertura della richiamata procedura di AIA e ciò sia per lA verifica della tipologia
dei gas/rifiuti immessi in torcia che del monitoraggio delle emissioni.
Il Comune d Brindisi e la Provincia
hanno partecipato alla Commissione di valutazione dell’AIA proposta dall’allora
Polimeri Europa Spa ed il cui controllo è stato affidato ad ISPRA; a questa
ultima (ISPRA) i richiamati Enti, anche in virtù delle relazioni effettuate da
ARPA e dei riconosciuti incrementi di “benzene”, si ritiene debbano fare
richiesta di “riapertura della procedura di AIA” in maniera tale che questa
possa essere soggetta alla valutazione pubblica e possa garantire la non
contaminazione delle matrici ambientali e della salute pubblica.
Particolare riferimento va fatto in
merito ai “periodi transitori d’esercizio”,
al monitoraggio a “bocca di torcia”
ed allo smaltimento dei residui della produzione (rifiuti) non a norma con gli standard di qualità.
Un ulteriore intervento dovrebbe
essere fatto, sempre dai richiamati Enti, nei confronti di ARPA e del sistema
di visualizzatione nel sito del DAP di Brindisi, dei dati registrati dalle
centraline che, molto spesso impediscono la rappresentazione pubblica dei
risultati del monitoraggio orario e giornaliero.
prof.
Francesco Magno
consulente
nazionale Legambiente
lunedì 21 luglio 2014
MICOROSA-ZONA FANGHI: LA SITUAZIONE E’ GRAVE MA NON E’ SERIA (E.Flaiano).
Le notizie che la stampa riporta su
“Micorosa” o meglio sulla “zona fanghi”, così come veniva chiamata dalle
aziende del petrolchimico che hanno costituito la discarica abusiva, complicano
ulteriormente lo stato di attuazione della bonifica.
Va dato atto alla politica che è
riuscita ad ottenere i finanziamenti utili alla realizzazione del “capping”,
con la sola eccezione relativa alla denuncia di inerzia avanzata nei confronti
di altre precedenti amministrazioni che, a tal proposito, non avrebbero
effettuato alcunché.
Ma sappiamo che uno degli slogan della
politica è quello di “apparire”, a prescindere dal “servizio” dovuto nei
confronti degli elettori che hanno ritenuto di affidare la responsabilità di
rappresentarli; riteniamo che non sia possibile bearsi dei risultati ottenuti,
nel qual caso il finanziamento delle opere di bonifica, e non evidenziare tutto
il lavoro precedentemente svolto.
La “storia” della “zona
fanghi-Micorosa” parte da lontano e proprio da una richiesta fatta dal Comune
di Brindisi nel lontano 1995, stimolata da un intervento di Legambiente e che
ha prodotto, da parte della Procura di Brindisi, l’apertura di un’inchiesta,
anche a seguito di documentazione acquisita dalla Digos nel dicembre 1995.
Il Sindaco di allora, infatti, conscio
di aver intrapreso l’iter regionale relativo alla creazione del “Parco Saline di Punta della Contessa” e
che l’area della “zona fanghi-Micorosa” era parte integrante del Parco e se non
bonificata non poteva, congiuntamente ad altri problemi ambientali dell’area,
raggiungere gli obiettivi previsti per lo stesso Parco, fra cui la
realizzazione di un brand sui prodotti agricoli, nel novembre del 2000 stimolò
l’intervento di ARPA che, nel dicembre dello stesso anno, rappresentò la
“tragica situazione ambientale” dell’area. Questa nota fu rimessa alla Procura
che ha avviato un “procedimento penale” informando il Comune con nota n.
1695/01 R.G. del 29/05/2001.
Vi è stato, quindi, un diretto intervento
della Procura, già a far data del 2001, del cui esito poi non si hanno
ulteriori riscontri.
Resta però il fatto che, a seguito di
quanto riportato da ARPA, il Sindaco emise “Ordinanza” n. 56/48526 del
27/06/2001 con la quale diffidava le società Micorosa Srl (allora non ancora in
liquidazione) e la Enichem Spa, ad attivare tutte le procedure previste dal DM
471/99 in merito alla messa in sicurezza e successiva bonifica della discarica
abusiva.
A prescindere da tutte le controversie
amministrative avanzate nei confronti della richiamata Ordinanza, ancora oggi
per certi versi pendente presso il Consiglio di Stato, dobbiamo rilevare che
non vi è stata affatto inerzia da parte del Comune che, successivamente, nel
2002 ha elaborato un “Action Plan” su 11 siti pubblici, fra cui Micorosa, da
caratterizzare ed eventualmente bonificare.
Ancora dopo, nel 2007, anche grazie a 3
milioni di euro rivenienti da fondi FAS, il progetto di caratterizzazione della
“zona fanghi”, elaborato dalla struttura comunale, è stato approvato e
realizzato, evidenziando un grave “stato
di contaminazione diffusa”.
Questa non vuole essere una “difesa”
dell’attività amministrativa del Comune, non è il nostro ruolo, ma,
oggettivamente, far intendere che non sia stato mai fatto nulla e che bastano
due mascherine ed un po’ di “media” in cerca di notizie, non corrisponde alla
realtà dei fatti.
In merito poi alla vicenda del progetto
di bonifica elaborato da “Sogesid”, società in house del Ministero,
l’arrabbiatura del Sindaco con volontà di emulare il calciatore Suarez, è
oltremodo condivisibile in funzione delle incongruenze e dei pedestri errori di
progettazione effettuati.
Come è possibile, infatti, realizzare
una progettazione esecutiva senza essere in possesso dei titoli di proprietà
dei terreni sui quali realizzare la bonifica?
Come è possibile richiedere la
procedura di “assoggettabilità” alla VIA regionale (procedura bloccata dal
gennaio 2014), ancor prima di aver ottenuto l’autorizzazione del Consiglio
Superiore dei Lavori pubblici?
Fa bene il Sindaco ad arrabbiarsi,
anche e soprattutto perché sa che lo scoglio maggiore risiede proprio sulla
proprietà dei terreni e, quindi, sui soggetti ai quali attivare le procedure di
esproprio; fatto salvo che non vi sia un’ammissione di responsabilità da parte
della Syndial che, a nostro avviso, oggi
ne detiene la proprietà e che solo il Consiglio di Stato, ove ancora pende il
ricorso del Comune, è in grado di dirimere.
Questa ultima valutazione è frutto
dell’analisi attenta che è stata fatta sulla proprietà del sito, a partire dal
1962 al 1968 quando la Montecatini iniziò a scaricare i fanghi di idrossido di
calcio provenienti dall’impianto di acetilene (P 16) di proprietà della
Polymer, continuando dal 1969 al 1975 allorquando dagli impianti della
Montedison venivano scaricate nella “zona fanghi” le “code clorurate”
provenienti dalla produzione di CVM e DCE (impianto P33) e, per finire agli
anni 1972-1980 quando venivano scaricate le acque di lavaggio acide provenienti
dall’impianto di produzione dell’anidride ftalica (P 26).
Un incredibile gioco societario di
“scatole cinesi” fra acquisizioni, accorpamenti societari, vendite di rami
d’azienda fra le società del Gruppo Montecatini, poi Edison e quelle del Gruppo
Eni e/o di entrambi i gruppi, fino ad arrivare alla fittizia vendita della
“zona fanghi” alla Micorosa Srl; fittizia in quanto, nel contratto di vendita
fra Enichem-Anic e Micorosa che ne ha acquisito il possesso della discarica a
partire dal 15/01/1990, vi era (paragrafo IX) la specifica clausola che il
contratto è sottoposto “a condizione
risolutiva” se Micorosa non avesse ottemperato agli impegni di risanare
l’area della “zona fanghi” attraverso il “recupero” industriale di questi.
Nel richiamato paragrafo IX del
contratto è riportato che, ove Micorosa non avesse ottem-perato alle attività
di recupero, testualmente: “ In tal caso l’acquirente (Micorosa) è
tenuto, a semplice richiesta del venditore (Enichem-Anic Srl) alla
retrocessione dei beni del presente accordo”.
Dubitiamo fortemente che Enichem-Anic
srl (oggi Syndial) abbia mai richiesto a Micorosa la retrocessione del bene,
proprio in virtù della necessità di liberarsi di un discarica abusiva che,
anche grazie all’emanazione della Legge 349/86 relativa alla introduzione delle
“norme in materia di danno ambientale”,
costituiva un enorme problema in virtù del fatto che il Ministero
dell’ambiente, nel 1989, riteneva la “zona fanghi” quale “causa di gravi alterazioni negli equilibri ambientali”, riportati
poi nella “Dichiarazione di area ad
elevato rischio di crisi ambientale” con Delibera del Consiglio dei
Ministri del 30/11/1990.
Resta il fatto che Micorosa è fallita
ed è trascorso quasi ¼ di secolo dal richiamato “contratto” ed i fanghi sono ancora nello stesso posto da
oltre 52 anni e continuano, imperterriti, nell’azione devastatrice delle varie
matrici ambientali e, condividendo i recenti ricorsi così come riportato nel
dossier presentato da Legambiente al Procuratore della Repubblica di Brindisi
nel 2013, anche nella gravità dei riscontri relativi alla salute pubblica.
Legambiente, come ha sempre fatto,
vigilerà sulla procedura di bonifica in atto e, là dove necessario, sarà pronta
a sollecitare ulteriormente i provvedimenti giudiziari a carico dei
responsabili sia del grave danno ambientale prodotto che di coloro che, con
comportamenti attivi e/o omissivi lo hanno consentito e lo consentono tutt’oggi
in merito attraverso procedure che possono indurre anche alla perdita dei
finanziamenti connessi alla bonifica.
Brindisi
21/07/2014
Prof. Francesco Magno
Direttivo
Legambiente Brindisi
giovedì 17 luglio 2014
PATTO DEI SINDACI: OCCASIONE PERDUTA?
Si è
svolto l'incontro in cui la società Ernst & Young ha chiesto la
partecipazione alla costruzione del “Patto dei Sindaci per le città sostenibili
in Europa” nell'Area vasta Brindisina.
Erano
quasi completamente assenti gli stakeholders
invitati ed i rappresentanti politici ed istituzionali. Nell'incontro
Legambiente ha ribadito le critiche per la mancata consultazione preventiva
sull'impostazione e sull'affidamento dei lavori, ricordando, fra l'altro, che
l'adesione al Patto dei Sindaci, come d'altronde l'atto formalizzato più di due
anni fa dal Commissario prefettizio dimostra, è impegnativa per i singoli
Comuni firmatari dell'impresa e non per organismi di raccordo quale l'Area
Vasta.
La realizzazione dell'inventario delle
emissioni e del “Piano d'azione per l'energia sostenibile” (PAES), oltre al
successivo Piano Energetico Comunale (PEC), gia previsto dalla L. 10/1991, non
possono che essere riferite alle singole città aderenti, in considerazione
delle specifiche tipicità e criticità e degli indicatori che rappresentano gli ecosistemi urbani e gli
impatti su di essi; non esiste quindi un “pensiero unico” a cui richiamarsi
nell'Area Vasta brindisina e, in particolare, non ha alcun senso comune e
scientifico un PAES su Brindisi che non analizzi in modo integrato città, porto
e area industriale, contrariamente a quanto affermato da Ernst & Young che
esclude dall'inventario delle emissioni qualsiasi lettura integrata con i
grandi impianti; è evidente che per l’area di Brindisi, ad esclusione dei 7
grandi impianti inseriti nella normativa ETS (ENEL, Edipower, ecc.) ve ne sono
molti altri che vanno necessariamente inseriti nel “Piano Territoriale” del
comune di Brindisi, previsto nel “Patto dei Sindaci”.
I dati
da riportare nell'inventario sono ampiamente disponibili preso l'ARPA e
comunque consultabili in rete, così come quelli sui consumi energetici, ma il
lavoro da compiere per il Patto dei Sindaci è altra cosa.
È bene
ricordare che la base fondante del Patto dei Sindaci è il documento “Energia per un mondo che cambia”,
approvato dall'Unione Europea il 9/3/2007: in esso si fissano gli obiettivi
della riduzione di CO2 del 20% e dei consumi energetici del 20% grazie ad
efficientamento e risparmio, con il 20% dei consumi di energia elettrica da
coprire con le fonti rinnovabili. Tali obbiettivi vengono portati all'80% nel
“Energy road map” al 2050.
Altro
fondamento del Patto dei Sindaci” e della “Carta di Lipsia” era la “Carta di
Aalborg”, sulla cui base sono state redatte le “Agende 21”, anche a Brindisi,
ma di tale indispensabile strumento conoscitivo non c'è traccia nella
documentazione presentata da “Ernst & Young” (come, d'altronde, del
progetto POMA e del Piano di risanamento dell'Area ad elevato rischio di crisi
ambientale, rispetto alla quale soltanto avrebbe potuto essere giustificata la
forzatura di allargare le competenze ad un'Area vasta).
Va
anche ricordato ciò che è previsto nel Protocollo di Kyoto, da cui sono
scaturiti Decreti, quale quello del Governo italiano del 2006, che impongono,
contrariamente da quanto affermato da Ernst & Young, obiettivi di riduzione
delle emissioni di CO2 per singola fonte, avendo come riferimento i valori
registrati nel 1990.
L'Unione
Europea, nel fissare gli obiettivi al 2020 ed al 2050, non ha minimamente
pensato di parcellizzare inventario delle emissioni ed impegni per la riduzione
di esse e dei consumi per singoli comparti, tanto è vero che a tali obbiettivi
sono strettamente connessi quello di ridurre sensibilmente le produzioni
elettriche da impianti termoelettrici che abbiano come combustibili petrolio,
carbone e gas e di portare l'incidenza delle fonti rinnovabili fino all'80%.
Come si
può pensare di rendere credibile un inventario delle emissioni ed il PAES per
Brindisi se nell'impostazione e nel lavoro fino ad ora condotto, si prescinde
dalla analisi emissiva massica degli impianti esistenti (Sfir, Fiat Avio,
Aventis, ecc.) e comunque essenziali ai fini del raggiungimento degli obiettivi
di riduzione e necessari per una pianificazione territoriale in una visione
integrata Città-Porto-Area industriale?
Quando
ha deciso il Comune di Brindisi, che ha formalizzato la propria adesione al
Patto dei Sindaci nel 2012, di abdicare dai propri diritti-doveri per affidare
i propri compiti all'Area Vasta brindisina?
Sfugge
forse che tutta la documentazione da trasmettere deve avere l’avallo del
Consiglio Comunale che, se pur assente, nel periodo di commissariamento, deve
oggi ratificare le attività e le procedure da seguire per il Patto.
Legambiente
fa pressante appello al Comune di Brindisi, alle forze politiche e sociali ed a
tutti gli stakeholders interessati, affinché, leggendo attentamente
disposizioni, obblighi (compreso quelli temporali fino ad ora non rispettati) e
soprattutto opportunità contenute nel “Patto dei Sindaci per le città
sostenibili in Europa” si faccia in modo che sia il Comune di Brindisi ad
appropriarsi del proprio ruolo e rediga l'inventario delle emissioni ed il PAES
sulla base dei dati, delle analisi e della prospettazione degli obiettivi su
Città-Porto-Area Industriale ed acceda, grazie ad un Piano credibile, agli
ingenti finanziamenti che la UE mette a disposizione in via prioritaria per i
Sindaci che rispettino quanto disposto nel Patto richiamato.
Direttivo
Legambiente Brindisi Circolo “T. Di Giulio”
venerdì 20 giugno 2014
Sul matrimonio festeggiato nel Parco di Torre Guaceto
Qualche giorno fa ha avuto molto
spazio sugli organi di informazione la notizia, che abbiamo sperato fosse una
boutade, della concessione dello spazio antistante la torre di Guaceto
nell’omonimo Parco statale ad un costo, pare, di circa mille euro, cifra che,
essendo accessibile a molti, desta preoccupazione perché potrebbe aprire la
strada ad una vera e propria caccia all’ottenimento di una indiscutibilmente
suggestiva location, ma che ricade in un’area tutelata dallo Stato!
Nella regolamentazione del Parco
sono state individuate apposite aree nelle quali è possibile effettuare alcune
attività, compatibilmente con la tutela naturalistica: l’area destinata ai
servizi è quella classificata come “C”. La Torre di Guaceto ricade nell’area “A
– Riserva integrale”, non destinata ad ospitare matrimoni. Non sono calzanti le
giustificazioni apportate da alcuni che fanno il paragone con altri eventi
culturali (concerti, visite)né tanto meno giustificate da introiti unicamente
motivati dalla scelta della location!
Siamo convinti che gli amici del
WWF ed il valido personale tecnico operante nella Riserva Nazionale di Torre
Guaceto condividano le nostre perplessità e la nostra richiesta di revisione di
una decisione che prescinde palesemente dal riconoscimento della valenza
paesaggistica e naturalistica di Torre Guaceto.
Ci auguriamo che il Consorzio di
Gestione riveda la propria programmazione e le autorizzazioni da rilasciare al
fine di tutelare al meglio l’area.
lunedì 26 maggio 2014
convegno "Brindisi, dalle bonifiche del SIN alla creazione di un'Area Produttiva Ecologicamente Attrezzata
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giovedì 8 maggio 2014
Nota su Parco del Lago Cillarese
Comunicato stampa
Apprendiamo dagli organi di informazione che sarà presto realizzato un intervento volto alla fruizione del parco del lago del Cillarese attraverso varie attività sportive e ricreative, oltre alla connessione con l’adiacente parco urbano e con una rete ciclabile nel territorio circostante. L’intervento è volto alla fruizione, finalmente, dell’Oasi.
Ricordando che il Parco del lago del Cillarese è un’Oasi di protezione (soggetta a specifica normativa di tutela), Legambiente, che per due anni ha garantito l’apertura del Parco del lago nei fine settimana (ahinoi purtroppo ormai chiuso alla popolazione da alcuni anni) grazie ad un protocollo d’Intesa con il Consorzio ASI di Brindisi, mette a disposizione le proprie competenze in materia nella programmazione, e la propria esperienza per garantire efficaci interventi di fruizione, che tengano conto della sostenibilità ambientale del luogo, e la gestione delle attività a divenire. Ciò al fine di evitare in anticipo interventi possibili sbagliati ed invasivi.
Lungomare e SNIM 2014
Lo SNIM 2014 si è concluso con un bilancio di
presenze senz'altro positivo.
Tuttavia, anche per porre le condizioni per un'organizzazione più
efficiente, è necessario riflettere su alcune criticità emerse, sia
per quel che riguarda la localizzazione definitiva dell'evento sia per gravi
lacune che riguardano le
infrastrutture e i servizi messi a disposizione del Salone nautico.
Avremo modo di richiamare
l'attenzione sull'opportunità di ricollocare il Salone in spazi più idonei per
l'esposizione, garantendo agli operatori del settore di intrattenere i loro
rapporti in condizioni di migliore funzionalità, ma in questa sede ci preme
evidenziare l'inaccettabile situazione venutasi a creare per l'assenza di
adeguate forniture elettriche per l'intero SNIM.
I lavori di ristrutturazione del
lungomare, rispetto ai quali abbiamo più volte evidenziato la crescita dei
costi ed il "tombamento" dell'area archeologica venuta alla luce (i cui reperti recuperati avrebbero dovuto
essere musealizzati), necessariamente
dovevano comportare la creazione di una centralina di distribuzione per
colonnine di alimentazione lungo la banchina del lungomare tali da erogare
servizi a tutte le potenziali utenze. Durante lo svolgimento dello SNIM si è dovuto ricorrere a quattro generatori alimentati
da motori diesel che, oltre a comportare costi aggiuntivi per gli
organizzatori, rappresentano un'intollerabile impatto ambientale e sonoro. Le
navi crociera che arriveranno nel porto e qualsiasi altra imbarcazione dovranno
ancora usufruire di impattanti generatori autonomi o messi a disposizione con
rischiosi mezzi di fortuna? Come è possibile che i costosi lavori eseguiti su Lungomare Regina Margherita o quelli realizzati nel porto medio non abbiano
creato un così essenziale servizio contravvenendo a norme internazionalmente
disposte in tutti i porti?
Legambiente non a caso ha
collegato la proposta del distretto tecnologico dell'energia rinnovabile, da
collocare nell'area oggi occupata dalla centrale termoelettrica Brindisi Nord, anche alla fornitura di un così
essenziale servizio per l'intero porto. Nell'immediato attendiamo la
realizzazione della centralina suddetta e conseguentemente dell'alimentazione
adeguata delle colonnine e dei segnapasso luminosi lungo la banchina,
riservandoci ogni e qualsiasi altra
azione dovesse rendersi necessaria in
caso di silenzio da parte della pubblica Amministrazione.
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domenica 6 aprile 2014
comunicato su scomparsa ex Sindaco Mennitti
Legambiente esprime cordoglio
nell’apprendere la notizia della scomparsa dell’ex Sindaco Mennitti,
ricordandolo come uomo politico capace, durante la gestione della Città, di
confrontarsi con tutti ed ascoltare le varie posizioni in merito alle
problematiche socio-ambientali e capace, soprattutto, di ristabilire una
condizione di legalità nella politica locale. Lo ricordiamo per il suo impegno,
insieme a forze politiche di differente posizione ed insieme alle associazioni
ambientaliste, nella battaglia contro la realizzazione dell’impianto di
rigassificazione. Alla famiglia vanno le
condoglianze del Circolo Legambiente “T. Di Giulio” di Brindisi.
martedì 25 marzo 2014
lavori nel centro di Brindisi
Siamo
costretti ad evidenziare, ancora una volta, i danni che vengono prodotti nel
rifacimento di sedi stradali nel centro storico di Brindisi.
Dopo
le tante, inascoltate, segnalazioni fatte sugli interventi operati sul
lungomare Regina Margherita, là dove, oltre al “tombamento” dell’area
archeologica rinvenuta, sono state malamente rimosse ed in gran parte
trasportate altrove (non si sa precisamente dove) chianche e pietre laviche, da
pochi giorni sono iniziati i lavori sul piazzale Lenio Flacco e non appaiono
affatto rispettate le prescrizioni fornite dalla Soprintendenza, in questo caso
puntuali, relative alla accorta rimozione, alla numerazione ed alla
ricollocazione nello stesso sito delle basole.
Procedono
anche i lavori di rifacimento del sedime stradale di via Tarantini e di via
Santa Barbara, che si vanno estendendo alle vie limitrofe. La Soprintendenza ha
disposto il rifacimento dell’incredibile passaggio pedonale realizzato
alternando chianche e pietre laviche. Indubbiamente l’opera creava un inaccettabile
contrasto con l’equilibrato intreccio preesistente tra chianche e pietre
laviche, ma “l’azione riparatrice” non ha affatto ristabilito tale equilibrio
ed ha lasciato intatta la frattura estetica ed architettonica, oltretutto
presente in altri punti, nel riposizionamento soprattutto delle pietre laviche.
L’intera
opera richiede una verifica da parte dei tecnici comunali rispetto alla
regolare e più efficace esecuzione, anche, per esempio, rispetto al
convogliamento delle acque piovane, ma principalmente da parte della
Soprintendenza in rapporto alla corretta salvaguardia di un tessuto viario
storicio e di assoluto pregio architettonico, immediatamente estendendo tale
intervento ai nuovi lavori in corso su piazzale Lenio Flacco e sulle vie che
incrociano via Tarantini e via Santa Barbara, prima che danni (ed eventuali
reati da segnalare all’Autorità giudiziaria) possano essere provocati e portati
a conseguenze ulteriori.
Direttivo Legambiente Brindisi
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