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lunedì 13 aprile 2015

nota su ASI - APPEA


Come riportato dai media, la Provincia di Brindisi, oltre la giusta “insofferenza” evidenziata dal Comune di Ostuni in merito alla gestione dell’area industriale affidata al Consorzio ASI, ha deciso di uscire dal Consorzio stesso che, sostanzialmente, rappresenta oggi un inutile orpello per le aziende insediate e per la stessa programmazione dei territori comunali, spesso impedita dalla presenza di strumenti di pianificazione dell’ASI differenti rispetto alle necessità di gestire il territorio e dannosi per le stesse aziende.
Fin dal 2010 Legambiente ha sollecitato la Regione Puglia al ripristino di una normativa regionale (L.R. 2/2002) che prevedeva, in ottemperanza al D.Lgs 112/98 (Decreto Bersani), la costituzione nelle aree industriali di un’Area Produttiva Ecologicamente Attrezzata (APEA); infatti, la L.R. n. 2/2002, demandava ai Comuni che intendessero realizzare “Aree produttive ecologicamente attrezzate”, tutte le funzioni amministrative e gestionali delle aree industriali, prevedendo, inoltre, l’abolizione degli allora Consorzi SISRI e l’immediato commissariamento.
Nessuno dei comuni appartenenti all’allora Consorzio SISRI (Brindisi, Ostuni, Fasano e Francavilla Fontana) ha ottemperato alla possibilità offerta dalla Regione; ciò fino all’emanazione della L.R. 2/2007 con la quale la Regione regolava “l’Ordinamento dei Consorzi per lo sviluppo industriale”, identificati nelle 5 province pugliesi, eliminava i commissariamenti effettuati ed abrogava la precedente L.R. 2/2002.
Di fatto impediva la costituzione delle A.P.E.A., mantenendo la gestione “politica” di un Ente economico, denominandolo “Consorzio ASI”.
Vi era, quindi, da parte della Regione un’evidente inottemperanza rispetto al Decreto Bersani (D.Lgs 112/1998) che demandava alle Regioni la costituzione delle APEA.
Le Aree Produttive Ecologicamente Attrezzate (APEA) rappresentano, infatti, la migliore garanzia per superare le attuali difficoltà, attraverso la costruzione di nuove “reti di impresa”, territoriali e tematiche; in tale contesto le APEA rappresentano (come avviene in molte altre Regioni) un modello innovativo ed efficace di supporto alla produzione, alla competitività e all’innovazione; in definitiva: ottimizzare i processi produttivi “core”, esternalizzare i processi “no core”, risparmiare migliorando l’assetto gestionale e quello di impatto ambientale, ecc. il tutto per recuperare competitività.
Legambiente ha molto insistito perché la normativa regionale fosse adeguata a quella nazionale in merito alla realizzazione delle APEA (non ultimo il Convegno tenutosi nella sala Consiliare della Regione il 27 giugno 2013 dal titolo “ Anche in Puglia è tempo di A.P.E.A.” ed il recente Convegno di Legambiente del 20/02/2015 in Brindisi) e la Regione Puglia ha compensato le mancanze normative fornendo, finalmente, uno strumento attuativo.
Infatti la Regione ha approvato e pubblicato (Burp del 23/03/2015) il “Piano Paesaggistico Territoriale Regionale” (P.P.T.R.) e nell’obiettivo generale n. 11 prevede la realizzazione di “Aree Produttive Paesaggisticamente ed Ecologicamente Attrezzate” (A.P.P.E.A.); in sostanza, la Regione aggiunge solo il termine “Paesaggisticamente” alla consolidata APEA in quanto le attuali aree produttive presentano forti criticità ambientali, di edilizia, di urbanistica e paesaggistica.
La Regione, con il PPTR (Piano Paesaggistico Territoriale Regionale) affronta il problema delle strutture produttive sul territorio ponendosi l’obiettivo di ridurre le criticità e producendo delle “Linee Guida” per le aree produttive paesaggisticamente ed ecologicamente attrezzabili (APPEA) che costituiscono un’evoluzione inclusiva dei temi paesaggistici, della qualità edilizia e dei temi della produzione energetica delle tradizionali APEA.
Oggi è quindi possibile svincolarsi dal “Consorzio ASI” attraverso la costituzione di un’APPEA.
In definitiva, il percorso da seguire per rendersi autonomi e realizzare sul proprio territorio una APPEA, con il diretto coinvolgimento delle aziende insediate, passa attraverso la redazione, da parte del Comune del “Piano per la riconversione delle aree produttive” che dovrà essere sviluppato seguendo le apposite “Linee Guida” regionali.
Legambiente, quindi, con questa e con altre azioni che sono in fase di preparazione, intende sollecitare, come ha correttamente fatto la Provincia, i Comuni appartenenti al Consorzio ASI a ridurre la spesa pubblica e ad essere artefici del “governo” del proprio territorio, rendendo realmente protagoniste le aziende insediate, attraverso le forme giuridiche consentite, di recuperare competitività e crescita anche attraverso i canoni della “green economy”.
Legambiente ritiene sia necessario ridurre al massimo la gestione “politica” di quegli Enti Economici che, in quanto totalmente svincolati dagli Enti elettivamente costituiti, rappresentano un reale freno alla “governace” del territorio da parte di chi ne ha titolo ed impediscono lo snellimento delle procedure di gestione, a danno delle aziende insediate, rallentandone e/o impedendone quello sviluppo al quale le stesse aziende ambiscono.
Legambiente Brindisi

lunedì 21 luglio 2014

MICOROSA-ZONA FANGHI: LA SITUAZIONE E’ GRAVE MA NON E’ SERIA (E.Flaiano).

Le notizie che la stampa riporta su “Micorosa” o meglio sulla “zona fanghi”, così come veniva chiamata dalle aziende del petrolchimico che hanno costituito la discarica abusiva, complicano ulteriormente lo stato di attuazione della bonifica.
Va dato atto alla politica che è riuscita ad ottenere i finanziamenti utili alla realizzazione del “capping”, con la sola eccezione relativa alla denuncia di inerzia avanzata nei confronti di altre precedenti amministrazioni che, a tal proposito, non avrebbero effettuato alcunché.
Ma sappiamo che uno degli slogan della politica è quello di “apparire”, a prescindere dal “servizio” dovuto nei confronti degli elettori che hanno ritenuto di affidare la responsabilità di rappresentarli; riteniamo che non sia possibile bearsi dei risultati ottenuti, nel qual caso il finanziamento delle opere di bonifica, e non evidenziare tutto il lavoro precedentemente svolto.
La “storia” della “zona fanghi-Micorosa” parte da lontano e proprio da una richiesta fatta dal Comune di Brindisi nel lontano 1995, stimolata da un intervento di Legambiente e che ha prodotto, da parte della Procura di Brindisi, l’apertura di un’inchiesta, anche a seguito di documentazione acquisita dalla Digos nel dicembre 1995.
Il Sindaco di allora, infatti, conscio di aver intrapreso l’iter regionale relativo alla creazione del “Parco Saline di Punta della Contessa” e che l’area della “zona fanghi-Micorosa” era parte integrante del Parco e se non bonificata non poteva, congiuntamente ad altri problemi ambientali dell’area, raggiungere gli obiettivi previsti per lo stesso Parco, fra cui la realizzazione di un brand sui prodotti agricoli, nel novembre del 2000 stimolò l’intervento di ARPA che, nel dicembre dello stesso anno, rappresentò la “tragica situazione ambientale” dell’area. Questa nota fu rimessa alla Procura che ha avviato un “procedimento penale” informando il Comune con nota n. 1695/01 R.G. del 29/05/2001.
Vi è stato, quindi, un diretto intervento della Procura, già a far data del 2001, del cui esito poi non si hanno ulteriori riscontri.
Resta però il fatto che, a seguito di quanto riportato da ARPA, il Sindaco emise “Ordinanza” n. 56/48526 del 27/06/2001 con la quale diffidava le società Micorosa Srl (allora non ancora in liquidazione) e la Enichem Spa, ad attivare tutte le procedure previste dal DM 471/99 in merito alla messa in sicurezza e successiva bonifica della discarica abusiva.
A prescindere da tutte le controversie amministrative avanzate nei confronti della richiamata Ordinanza, ancora oggi per certi versi pendente presso il Consiglio di Stato, dobbiamo rilevare che non vi è stata affatto inerzia da parte del Comune che, successivamente, nel 2002 ha elaborato un “Action Plan” su 11 siti pubblici, fra cui Micorosa, da caratterizzare ed eventualmente bonificare.
Ancora dopo, nel 2007, anche grazie a 3 milioni di euro rivenienti da fondi FAS, il progetto di caratterizzazione della “zona fanghi”, elaborato dalla struttura comunale, è stato approvato e realizzato, evidenziando un grave “stato di contaminazione diffusa”. 
Questa non vuole essere una “difesa” dell’attività amministrativa del Comune, non è il nostro ruolo, ma, oggettivamente, far intendere che non sia stato mai fatto nulla e che bastano due mascherine ed un po’ di “media” in cerca di notizie, non corrisponde alla realtà dei fatti.
In merito poi alla vicenda del progetto di bonifica elaborato da “Sogesid”, società in house del Ministero, l’arrabbiatura del Sindaco con volontà di emulare il calciatore Suarez, è oltremodo condivisibile in funzione delle incongruenze e dei pedestri errori di progettazione effettuati.
Come è possibile, infatti, realizzare una progettazione esecutiva senza essere in possesso dei titoli di proprietà dei terreni sui quali realizzare la bonifica?
Come è possibile richiedere la procedura di “assoggettabilità” alla VIA regionale (procedura bloccata dal gennaio 2014), ancor prima di aver ottenuto l’autorizzazione del Consiglio Superiore dei Lavori pubblici?
Fa bene il Sindaco ad arrabbiarsi, anche e soprattutto perché sa che lo scoglio maggiore risiede proprio sulla proprietà dei terreni e, quindi, sui soggetti ai quali attivare le procedure di esproprio; fatto salvo che non vi sia un’ammissione di responsabilità da parte della Syndial  che, a nostro avviso, oggi ne detiene la proprietà e che solo il Consiglio di Stato, ove ancora pende il ricorso del Comune, è in grado di dirimere.
Questa ultima valutazione è frutto dell’analisi attenta che è stata fatta sulla proprietà del sito, a partire dal 1962 al 1968 quando la Montecatini iniziò a scaricare i fanghi di idrossido di calcio provenienti dall’impianto di acetilene (P 16) di proprietà della Polymer, continuando dal 1969 al 1975 allorquando dagli impianti della Montedison venivano scaricate nella “zona fanghi” le “code clorurate” provenienti dalla produzione di CVM e DCE (impianto P33) e, per finire agli anni 1972-1980 quando venivano scaricate le acque di lavaggio acide provenienti dall’impianto di produzione dell’anidride ftalica (P 26).
Un incredibile gioco societario di “scatole cinesi” fra acquisizioni, accorpamenti societari, vendite di rami d’azienda fra le società del Gruppo Montecatini, poi Edison e quelle del Gruppo Eni e/o di entrambi i gruppi, fino ad arrivare alla fittizia vendita della “zona fanghi” alla Micorosa Srl; fittizia in quanto, nel contratto di vendita fra Enichem-Anic e Micorosa che ne ha acquisito il possesso della discarica a partire dal 15/01/1990, vi era (paragrafo IX) la specifica clausola che il contratto è sottoposto “a condizione risolutiva” se Micorosa non avesse ottemperato agli impegni di risanare l’area della “zona fanghi” attraverso il “recupero” industriale di questi.
Nel richiamato paragrafo IX del contratto è riportato che, ove Micorosa non avesse ottem-perato alle attività di recupero, testualmente: “ In tal caso l’acquirente (Micorosa) è tenuto, a semplice richiesta del venditore (Enichem-Anic Srl) alla retrocessione dei beni del presente accordo”.
Dubitiamo fortemente che Enichem-Anic srl (oggi Syndial) abbia mai richiesto a Micorosa la retrocessione del bene, proprio in virtù della necessità di liberarsi di un discarica abusiva che, anche grazie all’emanazione della Legge 349/86 relativa alla introduzione delle “norme in materia di danno ambientale”, costituiva un enorme problema in virtù del fatto che il Ministero dell’ambiente, nel 1989, riteneva la “zona fanghi” quale “causa di gravi alterazioni negli equilibri ambientali”, riportati poi nella “Dichiarazione di area ad elevato rischio di crisi ambientale” con Delibera del Consiglio dei Ministri del 30/11/1990.
Resta il fatto che Micorosa è fallita ed è trascorso quasi ¼ di secolo dal richiamato “contratto”  ed i fanghi sono ancora nello stesso posto da oltre 52 anni e continuano, imperterriti, nell’azione devastatrice delle varie matrici ambientali e, condividendo i recenti ricorsi così come riportato nel dossier presentato da Legambiente al Procuratore della Repubblica di Brindisi nel 2013, anche nella gravità dei riscontri relativi alla salute pubblica.
Legambiente, come ha sempre fatto, vigilerà sulla procedura di bonifica in atto e, là dove necessario, sarà pronta a sollecitare ulteriormente i provvedimenti giudiziari a carico dei responsabili sia del grave danno ambientale prodotto che di coloro che, con comportamenti attivi e/o omissivi lo hanno consentito e lo consentono tutt’oggi in merito attraverso procedure che possono indurre anche alla perdita dei finanziamenti connessi alla bonifica.
Brindisi 21/07/2014                                                                   
                                                                                                     Prof. Francesco Magno 

                                                                                                Direttivo Legambiente Brindisi

venerdì 20 giugno 2014

Sul matrimonio festeggiato nel Parco di Torre Guaceto

Qualche giorno fa ha avuto molto spazio sugli organi di informazione la notizia, che abbiamo sperato fosse una boutade, della concessione dello spazio antistante la torre di Guaceto nell’omonimo Parco statale ad un costo, pare, di circa mille euro, cifra che, essendo accessibile a molti, desta preoccupazione perché potrebbe aprire la strada ad una vera e propria caccia all’ottenimento di una indiscutibilmente suggestiva location, ma che ricade in un’area tutelata dallo Stato!
Nella regolamentazione del Parco sono state individuate apposite aree nelle quali è possibile effettuare alcune attività, compatibilmente con la tutela naturalistica: l’area destinata ai servizi è quella classificata come “C”. La Torre di Guaceto ricade nell’area “A – Riserva integrale”, non destinata ad ospitare matrimoni. Non sono calzanti le giustificazioni apportate da alcuni che fanno il paragone con altri eventi culturali (concerti, visite)né tanto meno giustificate da introiti unicamente motivati dalla scelta della location!
Siamo convinti che gli amici del WWF ed il valido personale tecnico operante nella Riserva Nazionale di Torre Guaceto condividano le nostre perplessità e la nostra richiesta di revisione di una decisione che prescinde palesemente dal riconoscimento della valenza paesaggistica e naturalistica di Torre Guaceto.

Ci auguriamo che il Consorzio di Gestione riveda la propria programmazione e le autorizzazioni da rilasciare al fine di tutelare al meglio l’area.

domenica 6 aprile 2014

comunicato su scomparsa ex Sindaco Mennitti
Legambiente esprime cordoglio nell’apprendere la notizia della scomparsa dell’ex Sindaco Mennitti, ricordandolo come uomo politico capace, durante la gestione della Città, di confrontarsi con tutti ed ascoltare le varie posizioni in merito alle problematiche socio-ambientali e capace, soprattutto, di ristabilire una condizione di legalità nella politica locale. Lo ricordiamo per il suo impegno, insieme a forze politiche di differente posizione ed insieme alle associazioni ambientaliste, nella battaglia contro la realizzazione dell’impianto di rigassificazione.  Alla famiglia vanno le condoglianze del Circolo Legambiente “T. Di Giulio” di Brindisi.

martedì 25 marzo 2014

lavori nel centro di Brindisi




Siamo costretti ad evidenziare, ancora una volta, i danni che vengono prodotti nel rifacimento di sedi stradali nel centro storico di Brindisi.
Dopo le tante, inascoltate, segnalazioni fatte sugli interventi operati sul lungomare Regina Margherita, là dove, oltre al “tombamento” dell’area archeologica rinvenuta, sono state malamente rimosse ed in gran parte trasportate altrove (non si sa precisamente dove) chianche e pietre laviche, da pochi giorni sono iniziati i lavori sul piazzale Lenio Flacco e non appaiono affatto rispettate le prescrizioni fornite dalla Soprintendenza, in questo caso puntuali, relative alla accorta rimozione, alla numerazione ed alla ricollocazione nello stesso sito delle basole.
Procedono anche i lavori di rifacimento del sedime stradale di via Tarantini e di via Santa Barbara, che si vanno estendendo alle vie limitrofe. La Soprintendenza ha disposto il rifacimento dell’incredibile passaggio pedonale realizzato alternando chianche e pietre laviche. Indubbiamente l’opera creava un inaccettabile contrasto con l’equilibrato intreccio preesistente tra chianche e pietre laviche, ma “l’azione riparatrice” non ha affatto ristabilito tale equilibrio ed ha lasciato intatta la frattura estetica ed architettonica, oltretutto presente in altri punti, nel riposizionamento soprattutto delle pietre laviche.
L’intera opera richiede una verifica da parte dei tecnici comunali rispetto alla regolare e più efficace esecuzione, anche, per esempio, rispetto al convogliamento delle acque piovane, ma principalmente da parte della Soprintendenza in rapporto alla corretta salvaguardia di un tessuto viario storicio e di assoluto pregio architettonico, immediatamente estendendo tale intervento ai nuovi lavori in corso su piazzale Lenio Flacco e sulle vie che incrociano via Tarantini e via Santa Barbara, prima che danni (ed eventuali reati da segnalare all’Autorità giudiziaria) possano essere provocati e portati a conseguenze ulteriori.
Direttivo Legambiente Brindisi


mercoledì 19 marzo 2014

CONSIGLIO MONOTEMATICO: UNA TRAGICA FARSA!
Quando, sei mesi fa, fu chiesta la convocazione di un consiglio monotematico sul polo energetico dicemmo che, ricordando la lunga serie di simili appuntamenti infruttuosi, il rischio era quello di fare passerella e di produrre un ordine del giorno formalmente inefficace.
La realtà, come spesso accade in politica, va oltre le peggiori previsioni: sei lunghi mesi non sono serviti a trovare una posizione unitaria e, perfino posizioni ufficializzate, quali quelle relative alla chiusura della centrale termoelettrica Brindisi Nord contenute nel documento programmatico del centrosinistra ed in dichiarazioni ripetute di esponenti di primo piano del PD, sono state rinnegate dal voto su un documento, francamente sconcertante, che ha lo scopo di tenere in piedi la maggioranza.
Come si fa a sostenere che la materia va “approfondita” mentre è in corso la procedura VIA sul progetto di co-combustione di carbone e CSS presentato da Edipower–A2A, procedimento che, nell’assenza inquietante dell’Amministrazione Comunale, potrebbe presto chiudersi con il riconoscimento del giudizio di compatibilità ambientale positivo?
È assordante il quasi silenzio generale di consiglieri sul mancato invio delle osservazioni del Comune di Brindisi nell’ambito della VIA in corso o sulla scappatoia della richiesta di convocazione di una conferenza di servizi regionale (ricordate il grandissimo clamore delle audizioni sul gasdotto TAP?): ricordiamo che soltanto Legambiente e l’Amministrazione Provinciale (forse perché guidata da un Commissario Prefettizio non condizionato dai giochi politici locali?) hanno inviato osservazioni e che si potrebbe giungere rapidamente ad una conferenza decisoria a Roma.
È paradossale che siano discussi e bocciati ordini del giorno su bonifiche, strumenti di monitoraggio ed epidemiologici in campo ambientale e sanitario e ricorso a programmi di finanziamento europei e che nessuno abbia rilevato il mancato rispetto del principale strumento di pianificazione e di  accesso prioritario (disposto nelle norme comunitarie) che è il Patto dei Sindaci per l’energia sostenibile in Europa, nel quale erano prescritti il Registro delle emissioni ed il Piano d’azione per l’energia sostenibile.
Abbiamo assistito ad una nuova tragica farsa che offende la dignità dell’intera comunità e, in primo luogo, quella dei lavoratori ai quali si continua a far credere che i loro diritti siano in contrasto con quelli alla salute ed all’ambiente. Ad essi ricordiamo le vicende di EVC e di Dow Chemical che, come potrebbe accadere ora, hanno potuto “tranquillamente” fuggire da Brindisi non rispondendo del danno ambientale, non bonificando l’area occupata dagli impianti e mettendo in mezzo alla strada i lavoratori. Anche pensando ai risvolti occupazionali noi continueremo a portare avanti la proposta di Distretto tecnologico dell’energia rinnovabile nell’area occupata dalla centrale Brindisi Nord, di un ulteriore impianto termodinamico nel petrolchimico e di alternative “smart” rispetto all’attuale produzione chimica, quali punti nodali, accanto alla bonifica dell’area S.I.N., della costruzione di quell’Area Produttiva Ecologicamente Attrezzata (APEA) più volte dettagliatamente descritta e recepita anche nel Piano paesaggistico regionale. Continueremo anche ad indicare nuove opportunità offerte da disposizioni di legge e programmi comunitari e (purtroppo ne siamo convinti) a denunciare il mancato ricorso istituzionale a tali risorse.
Lo faremo perché la tanta gente che ci ha seguito nella lunga lotta contro il terminal di rigassificazione ci trasmette ancora l’ottimismo della volontà che si contrappone a quel crescente pessimismo che il quadro politico-istituzionale locale stimola sempre più.



martedì 18 febbraio 2014

COMUNICATO STAMPA

In riferimento al problema della presenza di Lepri non autoctone (Lepus europea), in sovrannumero in particolare nel Parco regionale “Saline e stagni di Punta della Contessa”, Legambiente è presente insieme alle istituzioni, ad altre associazioni ambientaliste e di categoria, in un tavolo tecnico coordinato dall’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione Ambientale). Il sovrannumero di lepri sta costituendo un serio problema all’agricoltura in area parco, con il rischio di abbandono dei campi e del conseguente depauperamento dei suoli. Legambiente, da sempre convinta che il problema della presenza sia dovuto alla continua immissione della suddetta specie nell’intero territorio provinciale ed anche in località non lontane dall’area parco, è riuscita, nel Tavolo Tecnico, ad ottenere la sospensione dell’annuale immissione da parte dell’ATC negli agri comunali di Brindisi, Torchiarolo e San Pietro Vernotico, come azione preventiva al fenomeno del sovrannumero. Questa azione costituisce un passaggio parallelo ad altre attività previste dal Tavolo Tecnico, ovvero la cattura di 103 lepri, previo censimento, l’adozione di reti idonee su aree perimetrali, l’allontanamento mediante metodi olfattivi, tutte finalizzate a risolvere il problema, creato nel tempo dall’ATC, e contenere il numero di esemplari a vantaggio degli ecosistemi naturali ed agricoli presenti nel parco. Tutte le azioni erano volte ad evitare l’abbattimento selettivo, previsto dalla Legge Quadro sulle Aree Protette. Dispiace constatare che azioni quali improvvisi ricorsi al TAR contro alcune azioni condivise, con conseguente  sospensiva temporanea, possano favorire possibili adozioni drastiche (l’abbattimento selettivo) che Legambiente avrebbe voluto evitare. Legambiente, da tempo impegnata con i suoi volontari nella difesa e nella valorizzazione dell’area insieme ai vari stakeholder presenti (agricoltori in primis) auspica una collaborazione più propositiva da parte di tutte le parti presenti al tavolo tecnico.

giovedì 6 febbraio 2014

COMUNICATO STAMPA
Apprendiamo dell’esito dell’incontro fra Amministrazione Comunale e Sindacati svoltosi questa mattina sulla questione energetica a Brindisi. Prendendo atto delle dichiarazioni dei lavoratori, Legambiente, da sempre a difesa di lavoratori, salute ed ambiente, ricorda che i problemi ambientali,  sociali ed economici dipendono esclusivamente dalla gestione maldestra tenuta da Edipower. Le questioni ambientali e lavorative legate alla centrale Brindisi Nord sono state discusse nel convegno dello scorso 5 aprile “Proposte per una economia sostenibile”, durante il quale Legambiente ha avanzato una proposta seria e scientificamente testata di riconversione della centrale Brindisi Nord ad alimentazione termodinamica, che, all’interno di un Distretto dell’energia rinnovabile, consentirebbe ai lavoratori di rimanere all’interno della struttura ed al contempo una produzione da fonte rinnovabile, come avviene già nella centrale “riconvertita” di Priolo,
Il progetto di co-combustione di carbone e CSS presentato da Edipower-A2A presenta gravissime criticità che Legambiente ha prontamente evidenziato nelle osservazioni inviate al Ministero.

Come già chiesto nel Consiglio Comunale del 24 gennaio scorso, attendiamo di sapere se Comune e Provincia hanno presentato le osservazioni e se la Regione Puglia, così attiva sulla questione TAP, ha presentato il proprio parere obbligatorio attraverso la consultazione nella Commissione VIA regionale. 

martedì 7 gennaio 2014

TAP: la situazione e’ grave, ma non e’ seria
Riprendere la frase di Ennio Flaiano per commentare alcuni interventi politico-istituzionali sul gasdotto proposto dalla società TAP.
Omissioni e contraddizioni nella fase istruttoria non possono certamente essere colmati o nascosti attraverso assurde richieste di trasferimento dell’approdo del gasdotto nel brindisino in funzione di un’altrettanto assurda alimentazione a gas della centrale termoelettrica Brindisi Sud.
Ho già scritto che i rappresentanti politici avrebbero potuto mettere in discussione la strategicità dell’opera, alla luce del fatto che mentre i consumi civili di gas sono relativamente stabili, quelli industriali crollano e, fra essi, in primo luogo quelli in centrali termoelettriche a ciclo combinato, ben più avanzate tecnologicamente di quella di Cerano.
Ho già scritto che i rappresentanti politici avrebbero potuto mettere in discussione lo studio di fattibilità sia documentando l’“opzione zero” (la non fattibilità dell’opera, così come previsto sin dalla promulgazione della Direttiva CEE 337/85) sia aprendo un confronto serio ed analitico su diversi siti nell’area e su quello di Otranto, valutato positivamente in un periodo in cui la strategicità era giustificabile.
Si è arrivati, invece, alla fase di Valutazione di Impatto Ambientale, nel corso della quale perfino la Regione Puglia può emettere soltanto un parere non vincolante, il che rende grottesca la proposta di convocazione di un vertice presso la Regione con TAP ed Enel per discutere un assurdo trasferimento dell’approdo nel brindisino ed un’altrettanto assurda riconversione della centrale di Cerano ed impone serietà in primo luogo da parte dei rappresentanti politico-istituzionali.
Oggi, per legge, vanno esaminate le osservazioni tecniche sull’unico sito oggetto di V.I.A. ed i ritardi possono essere recuperati soltanto portando in questa sede argomentazioni forti per contestare l’istruttoria e la scelta del sito: ad esempio, perché, documentando la presenza di Poseidonia ed aree SIC o ZPS, non è stata richiesta la Valutazione d’Incidenza Ambientale? 
A Sergio Blasi, in particolare, visto il suo ruolo, ed all’intero gruppo consiliare del PD alla Regione dico che non è spostando su altri territori il problema che i politici possono apparire più credibili agli occhi dei propri elettori. Provi a spiegare Blasi perché la Regione Puglia non si è costituita parte civile nel processo concernente i danni derivanti dallo spandimento  delle polveri di carbone, a pretendere che la querelle sugli sforamenti di Pm10 a Torchiarolo sia risolta nella Cittadella della Ricerca individuando gli isotopi riconducibili a carbone o legna ed a battersi perché si giunga alla chiusura della centrale Brindisi nord, in primo luogo facendo presentare dalla Regione Puglia e dal Comune di Brindisi osservazioni tecniche contrarie alla cocombustione di carbone e CSS nella procedura VIA in corso.
La questione TAP e quella del polo energetico brindisino non vanno maldestramente e demagogicamente intrecciate, ma richiedono atti amministrativi distinti ed argomentazioni tecniche ben più credibili di quelli a sostegno del trasferimento dell’approdo del gasdotto nel brindisino (bocciato nel 2009 non soltanto per la presenza di poseidonia) o dell’alimentazione a metano di Brindisi Sud (che Blasi dovrebbe, per coerenza, accompagnare con la richiesta di immediata interruzione dei lavori legati all’esercizio a carbone, di copertura del carbonile o di ricorso a filtri a manica), soluzione presumibilmente comportante una proposta di riconversione a ciclo combinato, irrealizzabile, dai tempi lunghi e che non tiene conto del fatto che centrali a ciclo combinato chiudono o sono in sofferenza, anche perché crescendo la produzione ed i consumi da fonti rinnovabili che l’Energy Road Map della UE al 2050 prevede debba raggiungere l’80% della domanda.
Le centrali termoelettriche alimentate da combustibili fossili non sono il futuro energetico; ne tenga conto Blasi per interloquire seriamente sulla TAP con i cittadini salentini e con le Istituzioni.


                                                                                                  DORETTO MARINAZZO
Consigliere nazionale Legambiente



venerdì 20 dicembre 2013

COMUNICATO STAMPA
Il Consiglio Comunale convocato per discutere sul polo energetico è stato ulteriormente rinviato alla fine di gennaio e ciò aumenta le perplessità di chi sa bene quanto inefficaci siano appuntamenti che si concludono, nella migliore delle ipotesi, con l’approvazione di ordini del giorno.
La storia del polo energetico è costellata di riunioni di Consiglio comunale in cui si sono approvati ordini del giorno, che, per loro stessa natura, avevano il difetto di non produrre atti concreti.
Oggi, il Consiglio Comunale serve a condizione che sia preceduto da atti formali non rinviabili, quali la presentazione delle osservazioni nell’ambito della procedura VIA in corso (endoprocedimento nell’AIA) contro il progetto Edipower–A2A di realizzare un gruppo da 300 Mw alimentato da carbone (90%) e CSS (10%), contestualmente impegnandosi perché siano concordati smantellamento dei gruppi (subito del 1° e del 2°), bonifica del sito e suo futuro (Legambiente ha, da tempo, proposto un distretto tecnologico dell’energia rinnovabile). Il Consiglio va anche preceduto dall’approvazione del registro delle emissioni e dal piano per l’energia sostenibile, passaggi senza i quali si esce dal Patto per le città sostenibili in Europa sottoscritto dal Commissario Prefettizio nel 2012 e si perdono fondi europei a cui si avrebbe diritto di accesso prioritario.
Il Consiglio Comunale è importante se preceduto da questi atti e se si desse mandato al Sindaco e si intervenisse pubblicamente e formalmente per esprimere netta contrarietà a qualsiasi ipotesi di trasferimento del gasdotto TAP nel territorio di Brindisi ed a qualsiasi pretesto strumentalmente legato ad una insostenibile alimentazione a metano della centrale Brindisi sud (centrali di cogenerazione, tecnicamente molto più avanzate e molto meno inquinanti di quella di Cerano sono in profonda crisi), centrale che oggi è in esercizio con una potenza quasi dimezzata (a causa del calo vistoso della domanda e della copertura primaria di essa con fonti rinnovabili): la proposta del Presidente della Regione Puglia di ridurre del 20% il combustibile e le emissioni rispetto a quanto disposto nell’AIA è, nei fatti, insufficiente, ma perché si vada oltre (a tutti ricordiamo che l’Enel è in possesso dell’AIA che lo blinda) è necessario creare quella concertazione che è risultata essere tanto efficace nel caso del terminal di rigassificazione.
Lunedì 23 dicembre 2013 alle ore 18 presso la sede Legambiente Brindisi in piazza Cavalerio si svolgerà la Festa del Tesseramento 2014. 
Nel corso della iniziativa festeggeremo il nuovo anno con qualche dolcetto.
Vi aspettiamo