Visualizzazione post con etichetta carbone. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta carbone. Mostra tutti i post

giovedì 2 ottobre 2014

accolto il ricorso del Comune di Torchiarolo

COMUNICATO STAMPA
Il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso del Comune di Torchiarolo contro la sentenza del TAR Lecce in merito alla controversia relativa agli sforamenti di PM10 nella centralina di via Don Minzoni nella cittadina della provincia di Brindisi.
Il Consiglio di Stato ha disposto, sospendendo la sentenza opposta, che il Tribunale Amministrativo svolga il giudizio di merito per accertare se gli sforamenti siano legati alle emissioni della combustione di biomasse nei caminetti delle abitazioni di Torchiarolo o alle ceneri ed alle polveri di carbone della vicina centrale termoelettrica.
Legambiente, che ha trovato singolare la sentenza del TAR che afferma che la ricerca degli isotopi del carbone non sarebbe dirimente rispetto alla fonte, andando ben al di là di quanto richiesto nel ricorso del Comune di Torchiarolo e di quanto motivabile in una sentenza non di merito, accoglie con favore la sentenza del Consiglio di Stato e ribadisce che la stessa ARPA,congiuntamente all’Università del Salento, nell’ambito dell’Analisi di Rischio ambientale e sanitaria sviluppata sui terreni posti in adiacenza al nastro trasportatore ed al carbonile della centrale Enel di Cerano, ha effettuato l’analisi del bioaccumulo dell’arsenico nella catena trofica, attraverso l’uso dell’isotopo stabile 13C.
Questa analisi, che Legambiente ha indicato nelle osservazioni al Piano di Risanamento del territorio di Torchiarolo redatto dalla Regione Puglia, porta oggettivamente alla fonte emittente e chiunque cerchi la verità e non sia condizionato da preconcetti ed interessi di parte non può che rimettersi al risultato di tale ricerca.
All’assessore regionale Nicastro, al quale ricordiamo che il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso del Comune di Torchiarolo, chiediamo di attendere l’esisto del giudizio di merito del TAR nell’interesse della salute della collettività  e della tutela dell’ambiente, diritti di cui egli stesso non può che essere portatore.
                                               Direttivo Legambiente Brindisi


TAP: proposte serie e non demagogiche.


Ho scritto, più volte, che la strategia energetica nazionale (S.E.N.), approvata dal Governo Monti in limine mortis, “approfittando” dello scioglimento del Parlamento, disegna scenari per nulla realistici per giustificare, fra l’altro, l’aumento dei consumi di gas in Italia del 6% entro il 2020. Oggi 30.000 Mw di impianti a ciclo combinato, utilizzanti il metano come combustibile, sono in profonda crisi o in riserva, il 40% dei consumi finali sono coperti da fonti rinnovabili e l’Unione Europea ha fissato l’obiettivo dell’80% entro il 2050 nella “Energy Road Map”. Il gasdotto TAP è importante per ottenere una diversificazione delle fonti di approvvigionamento, ma quanti parlamentari salentini hanno chiesto ed ottenuto la revisione della S.E.N. che tanto incide nel definire strategico il gasdotto?
Mi risulta che l’approdo a San Foca – Melendugno sia stato mutato rispetto all’ipotesi iniziale: ma quanti rappresentanti politici ed istituzionali salentini sono intervenuti, nella fase di esame della fattibilità dell’opera, per chiedere la valutazione di più siti nell’area prescelta? Quanti hanno chiesto di avere una fase di scooping, partecipata e tecnica, da cui far scaturire la procedura di valutazione d’impatto ambientale sitospecifica (sull’unico sito individuato) ed anche l’ opzione zero (il diniego alla fattibilità), ovviamente sorretta da argomentazioni tecnico – scientifiche, prevista dalle disposizioni di Legge? Dico e ribadirò in seguito che siti molto distanti fra loro non possono appartenere ad uno stesso progetto, in ragione dei diversi percorsi e delle diverse criticità e dei diversi indicatori analitici.
Queste considerazioni le ho manifestate quando, in fase di fattibilità, si discuteva soltanto su un sito e non si è aperto alcun confronto istituzionale che anticipasse e, quanto meno, condizionasse la presentazione del Rapporto di Impatto Ambientale.
Ho più volte precisato che la richiesta di giudizio di compatibilità ambientale e l’intera procedura V.I.A. sono sito specifici e che gli spazi in questa fase sono quelli delle osservazioni e dei pareri istituzionali non vincolanti (quello della Regione Puglia, ma anche quello del Ministero per i Beni e le attività culturali ed il turismo). È in questa fase che studi, analisi, argomentazioni tecnicamente supportanti osservazioni e pareri istituzionali hanno finito con il passare in secondo ordine rispetto a levate di scudi, a volte fin troppe demagogiche ed elettoralistiche, ma soprattutto ad un indegno scaricabarile verso il territorio brindisino, evidentemente considerato politicamente più debole.
Tutte le ipotesi di siti indicati sono privi, fra l’altro, di qualsiasi serietà scientifica (escluse già in analisi comparative con il sito di San Foca – Melendugno) o sono addirittura ridicole (quali quelle del “Casale”, quartiere residenziale che si affaccia nel porto interno di Brindisi, ed anche di “Micorosa”, area in cui rifiuti pericolosissimi, non rimovibili, saranno tombati, rendendo impossibile la realizzazione di opere comunque a rischio di incidente rilevante).
Francamente il giudizio di compatibilità ambientale favorevole della commissione V.I.A. nazionale e l’emesso decreto del Ministro Galletti, in questo contesto, erano prevedibili, anche perché Renzi vuol dimostrare che il suo è il Governo del fare e crede nella strategia energetica nazionale che ben poca opposizione politica ha avuto.
Regione Puglia ed istituzioni locali interessate potrebbero, nell’ambito del procedimento in corso (che, lo ripeto, è sitospecifico, per quel che riguarda l’approdo, su San Foca – Melendugno), verificare se le prescrizioni o le omissioni offrano elementi ostativi rispetto all’autorizzazione unica.
Quel che è inammissibile, giuridicamente ed eticamente, è cercare di introdurre nel procedimento siti alternativi, il che non allontanerebbe l’impianto da San Foca – Melendugno, ma aprirebbe soltanto ulteriori conflitti e non può che essere fonte di conflitto la proposta formulata al viceministro Devicienti da rappresentanti autorevoli regionali del PD, i quali hanno chiesto di esaminare l’approdo a Cerano, accampando come fantomatica giustificazione l’improbabile alimentazione a metano di uno o due gruppi della Centrale di Brindisi Sud. Perché questi esponenti del PD non chiedono invece, l’apertura della tanto annunciata “Vertenza Brindisi” e l’altrettanto annunciata drastica riduzione del carbone combusto, peraltro ben conoscendo i lavori in corso di copertura del carbonile, di dichiarata ambientalizzazione degli impianti e di realizzazione di filtri a manica. In ogni caso gli abitanti di Brindisi, Città “martoriata” per Nichi Vendola, hanno già mostrato nel caso del rigassificatore come sappiano difendere il proprio territorio e la propria dignità.
                                 Doretto Marinazzo

                     Consigliere Nazionale Legambiente

mercoledì 19 marzo 2014

CONSIGLIO MONOTEMATICO: UNA TRAGICA FARSA!
Quando, sei mesi fa, fu chiesta la convocazione di un consiglio monotematico sul polo energetico dicemmo che, ricordando la lunga serie di simili appuntamenti infruttuosi, il rischio era quello di fare passerella e di produrre un ordine del giorno formalmente inefficace.
La realtà, come spesso accade in politica, va oltre le peggiori previsioni: sei lunghi mesi non sono serviti a trovare una posizione unitaria e, perfino posizioni ufficializzate, quali quelle relative alla chiusura della centrale termoelettrica Brindisi Nord contenute nel documento programmatico del centrosinistra ed in dichiarazioni ripetute di esponenti di primo piano del PD, sono state rinnegate dal voto su un documento, francamente sconcertante, che ha lo scopo di tenere in piedi la maggioranza.
Come si fa a sostenere che la materia va “approfondita” mentre è in corso la procedura VIA sul progetto di co-combustione di carbone e CSS presentato da Edipower–A2A, procedimento che, nell’assenza inquietante dell’Amministrazione Comunale, potrebbe presto chiudersi con il riconoscimento del giudizio di compatibilità ambientale positivo?
È assordante il quasi silenzio generale di consiglieri sul mancato invio delle osservazioni del Comune di Brindisi nell’ambito della VIA in corso o sulla scappatoia della richiesta di convocazione di una conferenza di servizi regionale (ricordate il grandissimo clamore delle audizioni sul gasdotto TAP?): ricordiamo che soltanto Legambiente e l’Amministrazione Provinciale (forse perché guidata da un Commissario Prefettizio non condizionato dai giochi politici locali?) hanno inviato osservazioni e che si potrebbe giungere rapidamente ad una conferenza decisoria a Roma.
È paradossale che siano discussi e bocciati ordini del giorno su bonifiche, strumenti di monitoraggio ed epidemiologici in campo ambientale e sanitario e ricorso a programmi di finanziamento europei e che nessuno abbia rilevato il mancato rispetto del principale strumento di pianificazione e di  accesso prioritario (disposto nelle norme comunitarie) che è il Patto dei Sindaci per l’energia sostenibile in Europa, nel quale erano prescritti il Registro delle emissioni ed il Piano d’azione per l’energia sostenibile.
Abbiamo assistito ad una nuova tragica farsa che offende la dignità dell’intera comunità e, in primo luogo, quella dei lavoratori ai quali si continua a far credere che i loro diritti siano in contrasto con quelli alla salute ed all’ambiente. Ad essi ricordiamo le vicende di EVC e di Dow Chemical che, come potrebbe accadere ora, hanno potuto “tranquillamente” fuggire da Brindisi non rispondendo del danno ambientale, non bonificando l’area occupata dagli impianti e mettendo in mezzo alla strada i lavoratori. Anche pensando ai risvolti occupazionali noi continueremo a portare avanti la proposta di Distretto tecnologico dell’energia rinnovabile nell’area occupata dalla centrale Brindisi Nord, di un ulteriore impianto termodinamico nel petrolchimico e di alternative “smart” rispetto all’attuale produzione chimica, quali punti nodali, accanto alla bonifica dell’area S.I.N., della costruzione di quell’Area Produttiva Ecologicamente Attrezzata (APEA) più volte dettagliatamente descritta e recepita anche nel Piano paesaggistico regionale. Continueremo anche ad indicare nuove opportunità offerte da disposizioni di legge e programmi comunitari e (purtroppo ne siamo convinti) a denunciare il mancato ricorso istituzionale a tali risorse.
Lo faremo perché la tanta gente che ci ha seguito nella lunga lotta contro il terminal di rigassificazione ci trasmette ancora l’ottimismo della volontà che si contrappone a quel crescente pessimismo che il quadro politico-istituzionale locale stimola sempre più.



venerdì 14 marzo 2014

COMUNICATO STAMPA
Legambiente Brindisi nota che si giunge al Consiglio comunale monotematico sull’energia in ordine  sparso e che nessuno abbia assunto o richiesto nei tempi prescritti gli atti formali riguardanti la presentazione delle osservazioni sul progetto Edipower   - A2A ed il rispetto delle procedure previste dal Patto dei sindaci per l’energia sostenibile in Europa.
In merito alla centrale Brindisi Nord oggi l’unico “atto riparatorio” possibile è quello di concordare con la Regione Puglia e con la Provincia di Brindisi, l’unica che ha presentato, come ha fatto Legambiente, le osservazioni, un’azione comune che porti in Conferenza di servizi a formalizzare e sostenere tecnicamente la contrarietà al progetto di co-combustione di carbone e CSS.
In merito alla proposta di riqualificazione dell’area suddetta, Legambiente ribadisce la propria posizione, che  prevede di coinvolgere i lavoratori e la società Edipower –A2A nello smantellamento dell’impianto (è anche a carico della stessa la bonifica del sito) e nella realizzazione di un Distretto tecnologico dell’energia rinnovabile che veda un  settore di ricerca (facendo in esso confluire i tanti soggetti del territorio, e non solo, che conducono studi e sperimentazioni avanzate anche con il ricorso a nanotecnologie), un settore destinato all’assistenza tecnica ed alla commercializzazione nel campo delle fonti rinnovabili e dell’efficienza e del risparmio energetico, ed un impianto solare termodinamico da porre al servizio del porto e degli insediamenti civili vicini. Si propone di costruire un altro impianto termodinamico, previa verifica della effettiva disponibilità e titolarità dei suoli, nell’area industriale al posto di quello fotovoltaico mai realizzato.

Questo impianto dovrebbe fornire energia elettrica alle imprese della zona senza ricorrere a contrattazioni  al ribasso, sui costi di fornitura in rete, ma come primo passo della realizzazione di quell’Area Produttiva Ecologicamente Attrezzata (APEA) che, sulla base dei principi e degli obiettivi di smart economy, veda le imprese protagoniste della gestione della politica industriale sostenibile e non dissipatrici di risorse territoriali o fornitrici di servizi non sempre efficienti.

lunedì 3 marzo 2014

COMUNICATO STAMPA
Consiglio comunale e questione energetica: continui rinvii per non decidere!
Il Consiglio Comunale monotematico sul polo energetico è stato, ancora una volta, rinviato al 17 marzo e caratterizzato da atteggiamenti “politichesi” che si concretizzano nella “cauta disponibilità” all’apertura nei confronti di Edipower–A2A.
Non è ancora chiaro alla politica che le posizioni istituzionali sugli “insediamenti” si esprimono attraverso la “partecipazione” alle procedure autorizzative e non in incontri con le aziende.
Dal sito del Ministero dell’Ambiente e relativamente alla procedura di VIA, associata all’AIA già ottenuta da parte della Edipower-A2A, le uniche due “osservazioni” presentate al progetto di utilizzo in co-combustione di CSS-combustibile e carbone, sono quelle nostre, di Legambiente e quelle della Provincia.
Il Comune non ha espresso alcun parere (sic!) e quindi, nel procedimento in corso, non ha garantito alcuna rappresentanza nella tutela ambientale del territorio e dei Cittadini; ci chiediamo se, a tal riguardo, siamo di fronte ad una scelta politica o ad “omissioni” tecniche da sanzionare.
La Provincia, invece, nelle proprie “osservazioni”, oltre a richiedere integrazioni, ha espresso anche una chiara volontà politica contro il progetto, attraverso riferimenti normativi nazionali e regionali che ne impediscono la realizzazione. 
 Continuiamo a ritenere che, vista l’importanza degli argomenti in discussione, il polo energetico richieda una seduta consiliare distinta rispetto a chimica e bonifiche, ma apprezziamo l’attenzione riservata, in particolare nel centrodestra, al Report di Legambiente sui Siti di Interesse Nazionale e, quindi, su quello di Brindisi: bonifiche, Area Produttiva Ecologicamente Attrezzata (APEA) ed alternative green e smart rispetto alla non più praticabile ed inquinante “politica delle megaopere” saranno oggetto di riflessione e di proposte in un convegno che si svolgerà fra poco più di un mese.
Ricordiamo a tutti i consiglieri comunali ed al Sindaco, dal quale attendiamo risposte alle richieste fattegli pervenire, che sono scaduti i termini per redigere il Registro delle emissioni ed il Piano di azione per l’energia sostenibile nelle città europee firmatarie del Patto dei Sindaci: le risposte che chiediamo sono ben più importanti dei tentativi di concordare un Ordine del giorno di nessuna efficacia formale!
Uno dei punti di contrasto fra i gruppi politici è stata la posizione sulla centrale termoelettrica Brindisi Nord  e sul futuro dei lavoratori Edipower.
Legambiente ha da tempo formulato una sua articolata proposta che puntualizzerà nel convegno citato e che, come le altre, per evitare di fare chiacchiere, presupponeva che Regione e Comune, anche per avere più forza, fossero riuscite a bloccare con le proprie osservazioni, un positivo giudizio di compatibilità ambientale nella VIA sul progetto di co-combustione. La proposta prevede di coinvolgere i lavoratori e la società Edipower–A2A nello smantellamento dell’impianto (è anche a carico della stessa la bonifica del sito) e nella realizzazione di un Distretto tecnologico dell’energia rinnovabile che veda un  settore di ricerca (facendo in esso confluire i tanti soggetti del territorio, e non solo, che conducono studi e sperimentazioni avanzate anche con il ricorso a nanotecnologie), un settore destinato all’assistenza tecnica ed alla commercializzazione nel campo delle fonti rinnovabili e dell’efficienza e del risparmio energetico, ed un impianto solare termodinamico da porre al servizio del porto e degli insediamenti civili vicini. Si propone di costruire un altro impianto termodinamico, previa verifica della effettiva disponibilità e titolarità dei suoli, nell’area del petrolchimico al posto di quello fotovoltaico mai realizzato.
A tal proposito si annuncia la richiesta, ai fini di legge, di quali siano i suoli pubblici, già caratterizzati ed autorizzati all’uso consentito dal Ministero dell’Ambiente, per rendere completa l’opportunità da offrire agli investitori. 

Questo ultimo impianto, da realizzare all’interno del petrolchimico (suoli ex EVC) povrebbe fornire energia elettrica alle imprese della zona industriale senza ricorrere a contrattazioni al ribasso, sui costi di fornitura in rete, ma come primo passo della realizzazione di quell’Area Produttiva Ecologicamente Attrezzata (APEA) che, sulla base dei principi e degli obiettivi di smart economy, veda le imprese insediate  protagoniste della gestione della politica industriale sostenibile e non dissipatrici di risorse territoriali o utilizzatrici di servizi non sempre efficienti.

giovedì 6 febbraio 2014

COMUNICATO STAMPA
Apprendiamo dell’esito dell’incontro fra Amministrazione Comunale e Sindacati svoltosi questa mattina sulla questione energetica a Brindisi. Prendendo atto delle dichiarazioni dei lavoratori, Legambiente, da sempre a difesa di lavoratori, salute ed ambiente, ricorda che i problemi ambientali,  sociali ed economici dipendono esclusivamente dalla gestione maldestra tenuta da Edipower. Le questioni ambientali e lavorative legate alla centrale Brindisi Nord sono state discusse nel convegno dello scorso 5 aprile “Proposte per una economia sostenibile”, durante il quale Legambiente ha avanzato una proposta seria e scientificamente testata di riconversione della centrale Brindisi Nord ad alimentazione termodinamica, che, all’interno di un Distretto dell’energia rinnovabile, consentirebbe ai lavoratori di rimanere all’interno della struttura ed al contempo una produzione da fonte rinnovabile, come avviene già nella centrale “riconvertita” di Priolo,
Il progetto di co-combustione di carbone e CSS presentato da Edipower-A2A presenta gravissime criticità che Legambiente ha prontamente evidenziato nelle osservazioni inviate al Ministero.

Come già chiesto nel Consiglio Comunale del 24 gennaio scorso, attendiamo di sapere se Comune e Provincia hanno presentato le osservazioni e se la Regione Puglia, così attiva sulla questione TAP, ha presentato il proprio parere obbligatorio attraverso la consultazione nella Commissione VIA regionale. 

martedì 7 gennaio 2014

TAP: la situazione e’ grave, ma non e’ seria
Riprendere la frase di Ennio Flaiano per commentare alcuni interventi politico-istituzionali sul gasdotto proposto dalla società TAP.
Omissioni e contraddizioni nella fase istruttoria non possono certamente essere colmati o nascosti attraverso assurde richieste di trasferimento dell’approdo del gasdotto nel brindisino in funzione di un’altrettanto assurda alimentazione a gas della centrale termoelettrica Brindisi Sud.
Ho già scritto che i rappresentanti politici avrebbero potuto mettere in discussione la strategicità dell’opera, alla luce del fatto che mentre i consumi civili di gas sono relativamente stabili, quelli industriali crollano e, fra essi, in primo luogo quelli in centrali termoelettriche a ciclo combinato, ben più avanzate tecnologicamente di quella di Cerano.
Ho già scritto che i rappresentanti politici avrebbero potuto mettere in discussione lo studio di fattibilità sia documentando l’“opzione zero” (la non fattibilità dell’opera, così come previsto sin dalla promulgazione della Direttiva CEE 337/85) sia aprendo un confronto serio ed analitico su diversi siti nell’area e su quello di Otranto, valutato positivamente in un periodo in cui la strategicità era giustificabile.
Si è arrivati, invece, alla fase di Valutazione di Impatto Ambientale, nel corso della quale perfino la Regione Puglia può emettere soltanto un parere non vincolante, il che rende grottesca la proposta di convocazione di un vertice presso la Regione con TAP ed Enel per discutere un assurdo trasferimento dell’approdo nel brindisino ed un’altrettanto assurda riconversione della centrale di Cerano ed impone serietà in primo luogo da parte dei rappresentanti politico-istituzionali.
Oggi, per legge, vanno esaminate le osservazioni tecniche sull’unico sito oggetto di V.I.A. ed i ritardi possono essere recuperati soltanto portando in questa sede argomentazioni forti per contestare l’istruttoria e la scelta del sito: ad esempio, perché, documentando la presenza di Poseidonia ed aree SIC o ZPS, non è stata richiesta la Valutazione d’Incidenza Ambientale? 
A Sergio Blasi, in particolare, visto il suo ruolo, ed all’intero gruppo consiliare del PD alla Regione dico che non è spostando su altri territori il problema che i politici possono apparire più credibili agli occhi dei propri elettori. Provi a spiegare Blasi perché la Regione Puglia non si è costituita parte civile nel processo concernente i danni derivanti dallo spandimento  delle polveri di carbone, a pretendere che la querelle sugli sforamenti di Pm10 a Torchiarolo sia risolta nella Cittadella della Ricerca individuando gli isotopi riconducibili a carbone o legna ed a battersi perché si giunga alla chiusura della centrale Brindisi nord, in primo luogo facendo presentare dalla Regione Puglia e dal Comune di Brindisi osservazioni tecniche contrarie alla cocombustione di carbone e CSS nella procedura VIA in corso.
La questione TAP e quella del polo energetico brindisino non vanno maldestramente e demagogicamente intrecciate, ma richiedono atti amministrativi distinti ed argomentazioni tecniche ben più credibili di quelli a sostegno del trasferimento dell’approdo del gasdotto nel brindisino (bocciato nel 2009 non soltanto per la presenza di poseidonia) o dell’alimentazione a metano di Brindisi Sud (che Blasi dovrebbe, per coerenza, accompagnare con la richiesta di immediata interruzione dei lavori legati all’esercizio a carbone, di copertura del carbonile o di ricorso a filtri a manica), soluzione presumibilmente comportante una proposta di riconversione a ciclo combinato, irrealizzabile, dai tempi lunghi e che non tiene conto del fatto che centrali a ciclo combinato chiudono o sono in sofferenza, anche perché crescendo la produzione ed i consumi da fonti rinnovabili che l’Energy Road Map della UE al 2050 prevede debba raggiungere l’80% della domanda.
Le centrali termoelettriche alimentate da combustibili fossili non sono il futuro energetico; ne tenga conto Blasi per interloquire seriamente sulla TAP con i cittadini salentini e con le Istituzioni.


                                                                                                  DORETTO MARINAZZO
Consigliere nazionale Legambiente



venerdì 20 dicembre 2013

COMUNICATO STAMPA
Il Consiglio Comunale convocato per discutere sul polo energetico è stato ulteriormente rinviato alla fine di gennaio e ciò aumenta le perplessità di chi sa bene quanto inefficaci siano appuntamenti che si concludono, nella migliore delle ipotesi, con l’approvazione di ordini del giorno.
La storia del polo energetico è costellata di riunioni di Consiglio comunale in cui si sono approvati ordini del giorno, che, per loro stessa natura, avevano il difetto di non produrre atti concreti.
Oggi, il Consiglio Comunale serve a condizione che sia preceduto da atti formali non rinviabili, quali la presentazione delle osservazioni nell’ambito della procedura VIA in corso (endoprocedimento nell’AIA) contro il progetto Edipower–A2A di realizzare un gruppo da 300 Mw alimentato da carbone (90%) e CSS (10%), contestualmente impegnandosi perché siano concordati smantellamento dei gruppi (subito del 1° e del 2°), bonifica del sito e suo futuro (Legambiente ha, da tempo, proposto un distretto tecnologico dell’energia rinnovabile). Il Consiglio va anche preceduto dall’approvazione del registro delle emissioni e dal piano per l’energia sostenibile, passaggi senza i quali si esce dal Patto per le città sostenibili in Europa sottoscritto dal Commissario Prefettizio nel 2012 e si perdono fondi europei a cui si avrebbe diritto di accesso prioritario.
Il Consiglio Comunale è importante se preceduto da questi atti e se si desse mandato al Sindaco e si intervenisse pubblicamente e formalmente per esprimere netta contrarietà a qualsiasi ipotesi di trasferimento del gasdotto TAP nel territorio di Brindisi ed a qualsiasi pretesto strumentalmente legato ad una insostenibile alimentazione a metano della centrale Brindisi sud (centrali di cogenerazione, tecnicamente molto più avanzate e molto meno inquinanti di quella di Cerano sono in profonda crisi), centrale che oggi è in esercizio con una potenza quasi dimezzata (a causa del calo vistoso della domanda e della copertura primaria di essa con fonti rinnovabili): la proposta del Presidente della Regione Puglia di ridurre del 20% il combustibile e le emissioni rispetto a quanto disposto nell’AIA è, nei fatti, insufficiente, ma perché si vada oltre (a tutti ricordiamo che l’Enel è in possesso dell’AIA che lo blinda) è necessario creare quella concertazione che è risultata essere tanto efficace nel caso del terminal di rigassificazione.

martedì 29 ottobre 2013

IN NOME DEL POPOLO INQUINATO: CARBONE A COLAZIONE.
Il 28 ottobre presso il tribunale di Brindisi si è svolta un’importante udienza che vede imputati dirigenti dell’Enel per i danni arrecati al territorio ed ai proprietari dei terreni vicini al nastro trasportatore del carbone ed allo stesso carbonile della centrale  di Brindisi Sud-Cerano.
Legambiente, costituitasi parte civile, ha sin dall’inizio, chiesto il riconoscimento del “danno ambientale” e la puntuale, attenta e professionale testimonianza dell’Ispettore Cucurachi, della Digos di Brindisi, corredata da documentazione fotografica e video, rafforza la fondatezza di tale richiesta, in aggiunta ai capi d’imputazione in essere.
La documentazione mostrata in aula, visualizza chiaramente la perdita del polverino di carbone ed il deposito sulle colture e sugli alberi, rendendo palese l’immissione di sostanze pericolose e cancerogene nei cicli biologici ed in quelli alimentari.
Non è un caso che circa il 70% dei terreni analizzati chimicamente, al fine della caratterizzazione, sia risultato contaminato; ciò non solo nell’intorno del nastro trasportatore ma anche a distanza da questo e nell’area del Sito di Interesse Comunitario (SIC) del Parco regionale delle “Saline di Punta della Contessa”, anche questo caratterizzato con fondi pubblici.
Va dato pieno ed ampio merito alla Digos della Polizia di Stato di Brindisi per aver condotto uno scrupoloso ed approfondito lavoro di indagine giudiziaria che non può essere minimamente scalfito dall’improvvido tentativo, della difesa degli imputati, mirato a mettere in discussione sia l’origine che la sequenza delle immagini, se pur accelerate; sull’ipotesi di attribuire le richiamate immagini alla “fuliggine” della combustione di sterpaglie, come avanzato nella precedente udienza, ci permettiamo di non fare alcun tipo di commento, affidandoci alle capacità cognitive dei Cittadini.
La verità giudiziaria emergerà nel corso del processo e Legambiente sarà in questo vigile e fermo rappresentante del popolo inquinato che grida giustizia.
Sin da oggi, però, appare evidente la responsabilità morale di chi, senza neppure adottare misure minime di salvaguardia ambientale, ha consentito, in tutti questi anni, lo spandimento continuo di polvere di carbone ad alto impatto ambientale e sanitario, anche grazie alle carenze vistose di organi di controllo e di tutela della popolazione e del territorio da parte delle istituzioni.

E pensare che vi sono ancora coloro i quali ritengono che la perimetrazione del SIN, da parte del Ministero dell’Ambiente, sia stata esageratamente ampia includendo anche le aree agricole intercluse fra la zona industriale e Cerano; a tale proposito, ove non fossero stati utilizzati fondi pubblici per le caratterizzazioni chimiche di queste aree è d’uopo chiedersi: quanto avrebbe ulteriormente inciso la contaminazione sulla salute della popolazione di Brindisi?

venerdì 5 aprile 2013

Proposta Legambiente: Il distretto dell'energia rinnovabile nell'area Brindisi Nord

La centrale termoelettrica Brindisi Nord è l'emblema della storia sbagliata dell'industrializzazione a Brindisi. La centrale termoelettrica Brindisi nord è stata "salvata" dalla sua fisiologica chiusura con Decreti ed atti amministrativi a volte estremamente inquietanti. 
Brindisi Nord, è innanzitutto sorta là dove non avrebbe dovuto essere installata, nell'attuale porto medio e sotto il cono di atterraggio dell'aeroporto, il che ha comportato la presenza di camini alti meno di 60 metri. I gruppi dell'impianto erano, già negli anni sessanta del secolo scorso (nel 1968 è entrato in esercizio il primo) di vecchia generazione francese e furono potenziati da 250 MW di progetto a 320 MW ciascuno. Negli anni '80 numerosi furono i provvedimenti amministrativi concernenti gli effetti delle emissioni, ma ordinanze sindacali, prescrissero lo sgombero di precedenti insediamenti abitativi o la fine di precedenti attività agricole. 
Dal 1990, con i così detti Decreti Battaglia (Ministro dell'industria del tempo), cominciò una sequela di prescrizioni per l'"ambientalizzazione" dell'impianto (nel frattempo passato dall'esercizio ad olio combustibile a quello a carbone, ovviamente senza mai realizzare gli indispensabili desolforatori). La convenzione del 1996 (diventata, in seguito parte essenziale del D.P.R. 28/4/1998 concernente il piano di risanamento dell'area ad elevato rischio di crisi ambientale) prevedeva il mantenimento in esercizio di due gruppi (640 MW della complessiva potenza nominale di 1.280 MW) da alimentare dal 2000 al 2004 (anno di definitiva chiusura) con metano in misura crescente rispetto agli iniziali 1,2 miliardi di metri cubi anni, in seguito da trasferire nella centrale termoelettrica Brindisi sud. 
La centrale Brindisi Nord è stata da Enel trasferita alla controllata Eurogen e ceduta poi ad Edipower. Nel 2002, "solerti" amministatori locali si affrettarono ad approvare una nuova Convenzione, che sostanzialmente ha finito con l'essere favorevole all'impresa e altrettanto "solerti" Parlamentari approvarono un Decreto di proroga dell'esercizio dell'impianto (unitamente a quello altrettanto insostenibile di S. Filippo al Mela, in Sicilia). 
Il resto è storia di questi ultimi anni e di questi ultimi mesi e si ricollega all'autorizzazione, dopo l'approvazione di una V.I.A. da parte del Ministero dell'Ambiente del progetto di Repowering (due gruppi a ciclo combinato da realizzare, in chissà, quale fantasioso modo, visti gli spazi e l'inesistenza delle connesse infrastrutture). Il Ministero ha in seguito approvato l'A.I.A. che, con un gioco di prestigio, aggiunge all'impianto a ciclo combinato, precedentemente autorizzato, i due gruppi a carbone muniti di desolforatori. 
Sarebbe bastato un semplice sopralluogo sul sito di Costa Morena ed un esame cartografico per capire quanto le opere autorizzate (in presenza anche del carbonile e del tuttora presente stoccaggio di olio combustibile) siano inconciliabili fra loro, con l'approvvigionamento impossibile di metano (nel frattempo destinato alla nuova centrale a ciclo combinato di Enipower), e soprattutto inconciliabile per limiti strutturali incorreggibili, con il territorio ed i suoi equilibri ambientali. 
Edipower, peraltro, non ha mai avuto realmente intenzione di "ambientalizzare" l'impianto o anche di dar corso alle autorizzazioni ricevute, tanto è vero che il suo attuale socio di riferimento A2A, senza presentare un piano industriale ed in assenza di una certificazione Emas, parla genericamente della permanenza di un solo gruppo, da alimentare con un mix di carbone e (10%) CSS (combustibile solido secondario), che altro non è che il CDR. 
È chiara l'intenzione di A2A di guadagnare tempo, di mantenere nel frattempo in esercizio l'impianto nella situazione attuale e di provare forse, a cercare un offerente disposto a rivelare centrali e progetti approvati nell'AIA. 
Le politiche europee su efficienza e fonti rinnovabili (compresa la Roadmap per il 2050), il mercato dell'energia e i costi di produzione e di trasmissione e di distribuzione di energia elettrica non consentono più ritardi, giochi gattopardeschi o manovre aziendalistiche a scapito dei lavoratori, dell'ambiente e del futuro stesso del territorio. 
Legambiente, che più volte ha denunciato la storia sbagliata di BR Nord ed il sonno della ragione (e, a volte, delle coscienze) che l'ha caratterizzata, ha sempre prospettato soluzioni ed intende farlo anche ora, chiedendo in primo luogo, al Sindaco di affrontare con fermezza la questione per giungere rapidamente a definire un programma alternativo, rispetto allo stallo in cui ci si trova attualmente. 
Sin dalla promulgazione delle leggi 426/98 e 471/99 e delle disposizioni in materia di bonifica di siti inquinati, Legambiente ha questo che si investisse seriamente nella caratterizzazione, nella messa in sicurezza e nella bonifica del sito di interesse nazionale (SIN) di Brindisi. Ciò rappresentava, quando Legambiente l'ha proposto, una straordinaria occasione per la riqualificazione del territorio e per imprese e lavoratori locali. 
Da allora, Legambiente, dice apertamente che il futuro di Brindisi nord passa innanzitutto attraverso la bonifica, previo smantellamento e messa in sicurezza, dell'area occupata dall'impianto, a cominciare – e su questo non può esservi alcuna discussione – da quella parte occupata dai gruppi dismessi. Le decisioni e gli accordi in merito sono da definire con urgenza, per evitare il ripetersi di casi scandalosi, quali quelli legati alla “tranquilla” fuga da Brindisi di EVC e Dow Chemical che nulla hanno fatto (o sono state chiamate a fare) a garanzia dei lavoratori e della bonifica dei siti abbandonati. Nei lavori di smantellamento, messa in sicurezza e bonifica andrebbero, ovviamente impiegati gli stessi lavoratori della centrale BR nord, valorizzando la loro conoscenza degli impianti, la loro competenza e la loro disponibilità ad aggiornare la qualificazione professionale. I lavori di bonifica andranno (sul tema non è possibile usare il condizionale) finanziati e realizzati con il diretto impegno di A2A, alla quale società è superfluo ricordare gli obblighi di Legge e quelli rivenienti dall'accordo di programma firmato anche da Edipower, in materia di bonifiche nel S.I.N. 
L'area occupata dalla centrale e dai servizi connessi (circa 60 ettari), una volta bonificata, non può che risultare strategica per la Città. 
Legambiente ritiene fattibile la creazione di un Distretto tecnologico dell'energia rinnovabile così strutturato: 
• Settore ricerca, con il coinvolgimento dell'Università del Salento, dell'Università di Bari (valorizzando studi, progettazioni, sperimentazioni su efficienza energetica, fonti rinnovabili e nanocomponenti), centri ed istituti di ricerca da tempo attivi ed apprezzati nella Regione (e non soltanto), società private operanti in campo energetico; 
• Settore produzione e commercializzazione, che crei una filiera produttiva che tragga fondamento dalle attività di ricerca e porti alla produzione e commercializzazione di macchine e componenti di impianti rinnovabili ed a fornire assistenza tecnica a soggetti pubblici e privati; 
• Impianto termodinamico, il cui esempio più conosciuto è rappresentato in Italia dall'impianto Archimede, fermamente voluto dal Premio Nobel Prof. Rubbia quando era presidente dell'ENEA; l'impianto è formato da collettori termici (che si muovono seguendo il sole, secondo il principio del fototropismo) ispirati al celebre esperimento con gli specchi di Archimede; il calore assorbito viene concentrato su tubi contenenti una miscela di sali di sodio e di potassio che riesce a garantire l'accumulo e la stabilità termica a 550°C, anche nelle ore notturne, in serbatoi; la tecnica termodinamica ha il pregio di migliorare sensibilmente l'efficienza nel processo di captazione, concentrazione, accumulo dell'energia solare e del rendimento nella trasformazione in apposite turbine dell'energia termica in energia elettrica nell'arco dell'intera giornata, indipendentemente dall'irraggiamento diretto dei collettori. 

Il problema relativo legato all'occupazione di suolo dell'impianto termodinamico sollecita il ricorso agli studi ed alle sperimentazioni su ricorso a nanocomponenti, quali nanotubi e nanoantenne in cui eccelle il Massachusset's Institute of Technology (MIT) di Boston, ma che hanno trovato significativo ed autonomo rilievo in Italia e, in particolare, presso l'Università del Salento. Nanotubi di carbonio si sono dimostrati ad altissima conducibilità, ma sono in fase di sperimentazione nanotubi di origine sintetica, ancorati su fosfolipidi combinati con proteine di origine batterica, materiali tutti rigenerabili in solventi secondo i principi della fotosintesi clorofilliana. Ogni nanotubo è lungo 10 nanometri e largo 4 ed ha il pregio di ridurre enormemente il consumo di suolo e di aumentare sensibilmente l'efficienza fino a 100 volte. 
Legambiente ha, in passato, sostenuto la proposta di realizzare un impianto fotovoltaico nell'area che era occupata dal ciclo di produzione del PVC. La condizione pregiudiziale era la bonifica del sito che le istituzioni avrebbero dovuto imporre ad EVC prima della sua fuga da Brindisi e che la nuova società avrebbe dovuto accollarsi. 
Oggi quella proposta, possibilmente rivalutata in impianto termodinamico, resta ipotizzabile alle stesse condizioni e potrebbe essere il fulcro della fornitura di energia elettrica per l'area industriale, purchè accompagnata dal Piano di efficientamento energetico del comparto industriale già richiamato. 
L'impianto termodinamico nell'area da dismettere della centrale Brindisi Nord potrebbe avere, in parte, utenze industriali, ma soprattutto quelle portuali (si pensi soltanto agli impianti di illuminazione ed ai servizi per le attività a terra e per l'alimentazione delle navi, che non dovrebbe più essere assicurata durante la sosta dai generatori elettrici) e nei quartieri limitrofi.